
Interrail GlobaleGermania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Polonia, Ungheria, Croazia
Il diario è stato redatto da entrambi, nelle date e nei luoghi specificati.
Gli interventi di Michele sono scritti in verde.
Indice
La sera prima della partenza Indice
10 Agosto - ARRONE - 42°34'00", Km 0

Qualcosa o qualcuno ha fatto si che la prima parola di questo diario sia "qualcosa", e credo sia una parola cui poter attribuire molti significati circa il viaggio che ci accingiamo a fare. Stiamo forse cercando di dimostrare qualcosa, stiamo semplicemente cercando qualcosa, qualcosa ce la portiamo dietro, qualcosa la troveremo, qualcosa ce la perderemo, ma di certo qualcosa di grande la stiamo realizzando.
Felici dell'esperienza dello scorso anno, abbiamo deciso di ripartire in Interrail anche quest'anno... DESTINAZIONE: NORVEGIA. Oggi abbiamo acquistato i biglietti alla stazione di Terni. Immancabile la frase shock della bigliettaia: "da quest'anno è tutto cambiato": frase che capita molto spesso di sentirsi dire presso enti pubblici, segreterie universitarie ecc... Ci intima di dover pagare l'intera tratta Roma-Monaco, malgrado il biglietto Interrail globale. Dopo poco si corregge e dice che forse c'è un piccolo sconto. La vediamo digitare alacremente ancora sul computer poi ci guarda e fa: "viene 5€". Alla faccia dello sconto! Alla fine della trattativa le ricordiamo di farci anche il biglietto Terni-Roma e, incredibile, anche quello viene a costare 5€ (come il Roma-Monaco). Vado a dormire perchè è molto tardi... ultimo particolare degno di nota: quest'anno il Prox non c'è!
In Viaggio Indice
11 Agosto - ROVERETO

14.01 - Finalmente si parte. Ad accompagnarci alla stazione quest'anno non c'è stato nessuno, anche perchè siamo dovuti partire molto presto. Abbiamo preso il regionale per Roma Termini delle 05.49, dopo esserci recati alla stazione di Terni con la Panda e dopo aver corso con tutti gli zaini per via del forte ritardo che avevamo accumulato. La corsa goffa e faticosa causa nel Desmo degli strani rigurgiti digestivi che però non danno effetti collaterali evidenti.
Fatta colazione alla stazione di Roma ci imbarchiamo felicemente nel diretto per Monaco, su cui stiamo adesso. Abbiamo da poco superato la stazione di Trento, dovremmo arrivare a Monaco verso le 18.00. Abbiamo pranzato con l'insalata di riso di mamma; nelle vaschette è comoda, ma da proprio il senso di zingarume! La telefonata di Silvia questa mattina ci augurava buon viaggio e fortunatamente non parlava di pacchi bomba! Sono scesi tutti i nostri compagni di cabina tranne una donna, sta leggendo, è molto distaccata e sulle sue, sta leggendo Harry Potter, ma sembra pensare a tutt'altro.
21.50 MONACO - Ho cercato di decifrare qualcosa di quello che ha scritto Matteo, ma è una impresa non alla mia portata. Siamo in un albergaccio consigliatoci dall'ufficio informazioni. Il ragazzotto biondo, in un italiano fluido ma dalla dizione tedesca, ci ha offerto una camera per due alla cifra di 48€, colazione inclusa (!). Staremo a vedere che razza di alimenti ciboidi ci spacceranno per colazione...
Purtroppo abbiamo già alterato la tabella di marcia: il treno che doveva portarci a Berlino alle 23.02 è pieno. Noi volpi italiane fiduciosi fino all'ultimo, ci siamo beccati un bel "NO". Poco male, non ci faremo una notte a Berlino, che passeremo a Monaco.
Abbiamo identificato sulla mappa la HB (la famosa birreria di Hitler), il castello, ecc... Domani partenza con il treno delle 23.02, stavolta con prenotazione. Per paura di perdere il treno per la penisola scandinava, abbiamo già prenotato anche quello... non la faremo due volte sta cazzata. Non so che scrive, lo sto a fa controvoglia. Dobbiamo ancora cenare. Speriamo che ce la famo!
Breve visita di Monaco Indice
12 Agosto - MONACO - 48°08'00", Km 1063
14.54 - Stiamo cazzeggiando a Monaco. La colazione stamattina è stata ottima e abbondante. In fondo siamo stati molto fortunati ieri sera a trovare quell'angelo biondo che ci ha prenotato l'albergo, anche perchè pochi secondi dopo che siamo entrati nel servizio informazioni ha chiuso la porta sulla faccia a due nostri connazionali per ragioni di orario.

Adesso abbiamo i bagagli di nuovo nel locker (4€) e stiamo su una panchina in un isola in mezzo all'Isar a risposarci un po'. Abbiamo girato il centro di Monaco e abbiamo pranzato con l'ultimo panino portato da casa e un Kg d'uva (2,58€) che abbiamo visto bene di non pagare 4€. Dopo pranzo è venuto un freddo pazzesco, così abbiamo camminato lungo quasi tutta Maximilian Strasse che ci ha portato fino a qui.
Ah dimenticavo, oggi c'è stata una specie di parata Gay, con sfilate di camion allestiti a teatrini ambulanti pieni di transessuali e travestiti. Molto bello.
Berlino, Nefertiti e il Kebabaio Indice
13 Agosto - BERLINO - 52°31'00", Km 1656
18.45 - Ieri pomeriggio è stato molto stancante. Dato che non avevamo niente da fare abbiamo camminato moltissimo per tutta Monaco, poi abbiamo chiuso la serata con Kebab gigante da 3,50€ l'uno presso un bar della stazione gestito da un iracheno.

Il treno per Berlino è stato fantastico. Avevamo i posti a sedere prenotati ma erano spaziosissimi e comodissimi. Viva la Germania! Arriviamo nella capitale con un po' di ritardo ma non ce ne importa niente. Michele fa colazione con 0,50€ di wafer, io prendo un cappuccino per cercare di stimolare l'evacuazione nei piani inferiori, ma senza successo. Lasciamo i bagagli nel locker anche oggi, ma questo di Hauntbanhof è diverso. Ha dei commessi che controllano le operazioni e ogni zaino ha il suo posto riservato. Quindi la furbata di inzeppare tutti gli zaini in un unico buco non è possibile e spendiamo 3€ ciascuno. Con la S-Bahn arriviamo ad Alexanderplatz e entriamo nel museo di arte greca e egizia. La commessa di turno, compensando la pessima prestazione del collega dell'anno scorso al Pergamum, accetta di buon grado la riduzione studenti per Michele e, ammiccando, mi chiede se ero anche io studente, e concede la riduzione anche a me. Il museo è meraviglioso, soprattutto la parte greca e ovviamente il busto di Nefertiti.
Dopo la visita ci dirigiamo a Charlottenburg con la S-Bahn, con l'intenzione di ritrovare il kebbabbaio originale dello scorso anno. Colui che ci ha trasmesso la passione per l'infausta pietanza. La ricerca non è stata facile, anche perchè piove e riconoscere le vie è arduo. Ma mostrate le foto che portavamo dell'affetta-kebab ad un gestore di internet cafè extracomunitario, ci viene indicata una strada come residenza molto probabile del nostro uomo.
Difatti, imboccata la via ci tornano in mente un sacco di ricordi e di lì a poco, eccoci davanti Kent Bar, gestito dall'anglofobo amico. Gli consegniamo la foto e lui delira di gioia, apprestandosi ad incollarla dietro al vetro del bancone. Ci prendiamo quindi due kebab grandi (2€ l'uno), che riconosciamo essere a tutti gli effetti i migliori in assoluto, poi faccio una visita al bagno della kebbaberia, che rispondeva alla minuziosa descrizione del Prox, che lo aveva osannato per la presenza di ben tre porte dietro cui chiudersi per ottenere il massimo della riservatezza. Lasciato nella latrina un genere diverso di ricordino rispetto alla foto, salutiamo l'amico e ci facciamo scattare un'altra foto da uno degli avventori, che poi spediremo via posta. L'operazione di ricerca ahinoi costa però la completa inzuppatura delle scarpe di Michele che, imbronciatissimo, bestemmia severamente e gira su se stesso. Adesso siamo a Hauntbanhof con un anticipo fantozziano rispetto al treno. Non potendosi permettere un nuovo paio di scarpe, il Desmo ha optato per un giornale di quart'ordine da poter inserire nelle scarpe stanotte per facilitare l'asciugatura. Stanotte andiamo a Malmö, non essendo riusciti a prenotare un ostello, né da internet né per telefono, abbiamo inviato un paio di email che controlleremo prima di partire; nella speranza di trovare posto in questo modo. Ho anche telefonato ad Eva, ma sembra che domani non i sia a casa, in ogni caso mi farà sapere per telefono. Il tutto è avvenuto nell'internet Café a fianco della kebbaberia, che per un errore non ci ha fatto pagare la telefonata.
Ah ah! dimenticavo, ieri mattina mentre io cercavo di spicciare i soldi per i locker di Monaco, Michele aveva in consegna tutti i bagagli, e, avendo notato che era invece tutto intento a guardare attraverso l'obiettivo della sua reflex, gli porto via il suo zaino simulando un furto: memorabile la faccia smarrita del Desmo qualche secondo dopo, quando si è accorto della mancanza! Michele sembra aver sviluppato una nuova teoria circa il mondo femminile.Adesso sostiene che la donna corrisponde ad una sacca (sic), il cui unico fine è la riproduzione,
e l'uomo deve svolgere questo compito come un dovere, senza aspettarsi alcuna gratificazione. Le sacche si trovano dappertutto e sono sempre disponibili. Alcuni se ne comprano una privata, ma questo non è necessario. Tuttora in fase di elaborazione sono i termini risacca, cosacca e sacca secca.
Bene. Pur sapendo che le precedenti pagine sono "dedicate" a me, non le commento. Il motivo principale è la mia incapacità di decifrare il tutto. Posso solo dire che sono ormai 3 giorni che non mi lavo. Domani saranno 4. Ho i piedi immersi nelle scarpe bagnate. Non sono propriamente di buon umore. Ho girato tutta la stazione Berlin HBF alla ricerca di un paio di scarpe da affiancare all'unico che ho, ripiegando, visti i prezzi proibitivi su un giornale da mettere nelle scarpe bagnate con la speranza che assorba un po' di umidità. La stazione Berlin HBF si sviluppa su 4 livelli: è un casino. Non riesco a scrivere per i molti fattori di disturbo, Matteo su tutti. A dopo.
21.04 - Dopo un "buon" pasto si ragiona meglio. Abbiamo optato per un classico salsicciotto berlinese, con patate fritte, salse e coca-cola, alla modica cifra di 4,99€. Il nostro soggiorno berlinese è giunto a termine; alle 23.23 dovremmo prendere il treno per Malmö, raggiungendo quindi la penisola scandinava prima del 15 agosto. In realtà una volta arrivati a Malmö dovremo prendere un altro treno e tornare a Copenhagen causa ostello. Vedremo sul posto.

La giornata di oggi si è svolta nel migliore dei modi; presa la metro ci siamo subito trovati ad Alexanderplatz e da lì al duomo, quindi al museo. La prima sala, comprendente tutto il piano inferiore era di arte greca. Bellissimi esempi di sculture, vasellame, gioielli sono quelli provenienti dalle isole cicladi. Nella enorme quantità di reperti, i vasi disegnati sono sicuramente quelli che più mi sono piaciuti, insieme alle sculture. All'entrata (ridotta per studenti 4€) ci hanno consegnato un lettore audio con cuffie, con cui una volta selezionato il numero corrispondente al pezzo che si sta osservando, si possono apprezzare tutti i particolari, concentrandosi sui punti di maggior interesse. E' bellissimo il contatto vivo con l'opera d'arte; in musei più "convenzionali" sei portato ad annoiarti, pur rimanendo affascinato da ciò che vedi; con l'ascolto "dinamico" della descrizione invece ti senti sempre protagonista. Avevo già apprezzato molto questo commento anche l'anno scorso al Pergamum Museum, dove tutte le scene scolpite venivano "animate" durante la visione. Bene. anche qui i vasi greci prendevano vita e le storie che raccontavano, non erano le solite fotografie dei libri. Molto bello. La seconda sala era dedicata all'arte egizia, con pezzi favolosi. Punta di diamante è il busto di Nefertiti, davanti al quale ho provato un'emozione fortissima. Mi sono quasi commosso. Stupenda. Altra emozione è stata quella di rintracciare il kebbabaio. Missione riuscita con non poche difficoltà. La conclusione della giornata è tutta in positivo, a parte la stanchezza...
23.42 - Vabè scrivo male, ma a volte scrivo in condizioni pessime! Adesso siamo sul treno notturno per Malmö, dovremmo arrivare in mattinata, verso le 7-8. Il treno conta appena 4 carrozze, è davvero desolante. Noi siamo in compagnia di 3 ragazzi svedesi e di una tedesca (janine, carina, dell'81). Abbiamo le cuccette ma personalmente non ho troppo sonno. Parlare con Janine non è facile: è fredda come il ghiaccio. In Germania abbiamo lasciato in due 160€ in 3 giorni, non è male, stiamo cercando di risparmiare al massimo. Sta per arrivare il controllore, speriamo non faccia storie con i passaporti... Dopo cena abbiamo chattato con Laura tramite MSN, in un Internet Cafè dietro al centro di ristorazione. Il biglietto costava 2€ l'ora, ma il nostro era difettoso e il countdown dei minuti si è bloccato a 50min, in pratica la nostra pass era illimitata! Peccato che ce ne siamo dovuti andare. Parlare con Laura è stato carino, mi ha fatto sentire nostalgia di casa. E invece stanotte ci allontaniamo di un altro migliaio di chilometri, sempre in direzione Nord. Se siamo fortunati saremo a Bergen intorno al 16-17 e pare che per allora sia previsto bel tempo. Ci spero proprio.
Scherzo dell'ultim'ora: al ritiro dei bagagli il custode parla solo tedesco stretto e da quello che dice ci sembra di capire che dopo le 10 non se ne parla di ritirare bagagli. Dopo il consueto collasso, spieghiamo il malinteso: il checkout è 24h/24h. Janine mangia una barra di cioccolato avvolta in una confezione rossa rumorosa, intanto legge un giornale in tedesco. Adesso è mezzanotte esatta: è il compleanno di mamma. Vado a lavarmi i denti.
Primo contatto con la Scandinavia Indice
14 Agosto - Malmö - 55°35'00", Km 2108
22.15 - Giornata storica. Abbiamo messo piede in Scandinavia per la prima volta! Siamo arrivati a Malmö abbastanza puntuali (8.00), Janine non è riuscita a dire niente neanche stamattina, comunque il viaggio è stato tranquillo, siamo anche riusciti a dormire abbastanza. Malmö mi ricorda molto Danzica, un po' perchè è la prima città che non accetta l'euro, un po' per i mattoncini rossi delle case, un po' per il mare, ma in ogni caso, come sostiene anche Michele, è nettamente meglio. Non avendo soldi locali, e non avendo intenzione di cambiarli, ci siamo alimentati con le provviste di Berlino (costate 11€, con cui abbiamo mangiato diverse volte), ma la batosta economica è arrivata comunque.
Al di là delle 30€ per il treno notturno per Oslo di domani, all'ostello abbiamo speso (con la carta di credito) la bellezza di 810 soldi locali che corrispondono a circa 80€ per pernottamento e rinnovo della tessera AIG. Speriamo che serva a qualcosa la tessera, sennò abbiamo buttato via 20€ ciascuno. Michele riporterà ora nel dettaglio le nostre due prime conoscenze appena scesi dal treno.
Dejan è Enrico (uno svizzero originale), il ragazzo che dorme con noi in camera. Abbiamo aperto la mia cartina su un tavolo (IKEA) abbastanza grande per aprirla a metà. Ha attirato numerosi personaggi, ma le uniche degne di nota sono tre ragazze italiane, carine, che ci hanno dato delle dritte sull'esplorazione del SogneFjorden. Dejan viaggia e lavora. Ha fatto dei viaggi molto lunghi: Inghilterra, Norvegia, Svezia... Irlanda. Anche una tratta in bicicletta. Abbiamo fatto conoscenza con due torinesi, simpatici e alle prese con l'Interrail per la prima volta. L'ostello è una succursale dell'IKEA: tavoli, sedie, mobili, posate, piatti, pentole... tutto rigorosamente IKEA. Questa mattina appena scesi alla stazione durante i primi giri in avanscoperta, personaggi singolari e improbabili ci hanno avvicinato. Il primo è stato un sorridente cileno. Ormai abbiamo un feeling particolare con i cileni. Quello di oggi era uno sulla settantina, con cui ho parlato a lungo: io in italiano e lui in spagnolo. Il bello è che ci capivamo. Mi ha detto che stava cercando un BUS diretto da Malmö a Madrid. Poco dopo è arrivato il figlio, anch'egli sorridente, che non aveva trovato il BUS. Chissà perchè... Alla fine quando la situazione è degenerata ci siamo salutati. Noi con un "adios" e i cileni con un "arrivederci". Scene con notevole impaccio. Usciti dalla stazione, un altro personaggio ci blocca, dandoci informazioni. Nessuno gli aveva chiesto nulla, ma il personaggio ci indica dove è il centro. alla fine ci dice che lui è libico e che è stato in Italia. Chi l'ha chiamato?? Una volta congedato, Matteo mi dice: "cosa ti ha sfilato?".
In alto ho annotato dei vocaboli piemontesi, scaturiti dal dialogo con i ragazzi... Piciu (cazzone, coglione), Marsù (marcione), Diu Faus (Dio falso, è una bestemmia usata come intercalare).
Verso Oslo Indice
15 Agosto - Treno Malmö-Oslo
Il primo giorno a Malmö cerchiamo di riposarci un po', dopo la prenotazione in ostello, andiamo sopra le forze a fare un giro della città; la città non è male, ricorda Danzica, ma è più curata. Pranziamo al porto con l'affettato acquistato a Berlino... una roba strana a metà strada tra prosciutto avariato e speck venuto male. Però ci riempie la pancia e alla fine non è neanche malaccio. Riprendiamo il giro della città e inevitabilmente comincia il tormentone delle bionde svedesi ad ogni angolo della strada. Bellezza media molto alta, unico difetto è che si somigliano tutte, ma poco male dato che sono tutte belle.
Nel pomeriggio precipitiamo sui letti e facciamo una bella dormita fino a cena. Dopo cena (un ricco piatto disidratato di penne ai funghi) facciamo amicizia con i personaggi descritti dal Desmo (Dejan, Maurizio e Danilo). Gli ultimi due sono di Cuneo, parlano in modo molto strano (piemontese) ma sono simpatici. Oggi siamo andati a visitare Copenhagen che sta appena a mezz'ora di treno da Malmö... riprendo a scrivere domani (ad Oslo) perchè sta diventando complicato...
Tre ore a Copenhagen Indice
16 Agosto - OSLO - 59°56'00", Km 2760

16.02 La visita a Copenhagen è stata un po' inficiata dalla pioggia ma alla fine un bel giretto per il centro ce lo siamo fatto. Come direbbe Prox in questa situazione "non è che m'ha dato quella botta d'emozione che m'aspettavo" però non è male, soprattutto il centro vicino al porto. La sirenetta è assolutamente sopravvalutata: piccola e malfatta, meta solamente di italiani e giapponesi. Basti pensare che l'unica speculazione commerciale dei danesi sulla sirenetta è costituita da un chiosco di noccioline glassate. Bello invece il parco, i palazzi storici (si fa per dire) e il museo nazionale, che abbiamo visitato per buona parte. Dalle rune preistoriche (magnifiche) ai reperti egizi e romani, al periodo delle guerre mondiali fino ai tempi nostri, con diverse immagini, ricostruzioni e reperti della Danimarca di ogni era. Tornati a Malmö, siamo veramente esausti. Facciamo spesa sopra le forze al market sotto all'ostello, ma subito pronta una sottile minaccia ad offenderci: decidiamo di prendere due pacchi di piadine (dato che il pane è finito), ma quando andiamo a pagare ci accorgiamo che con la carta di credito abbiamo speso ben più del previsto. Al controllo dello scontrino notiamo che la bionda cassiera aveva segnato ben nove pacchi di piadine anziché due. Dopo le varie scuse ci viene dato il resto, pressoché inutile perchè il giorno dopo saremmo stati in Norvegia, dove quei soldi non sono buoni. Ma forse passeremo a Lulea, quindi non andranno buttati... A cena siamo stati di nuovo con i cuneesi, che hanno preparato una specie di carbonara, molto buona, anche se un po' sciapa e con troppa panna, ma decisamente meglio dei panini con il tonno. Dopo una bella serata tra risate e racconti prendiamo congedo dai piemontesi (nota: io sono costretto a prendere una pasticca per il mal di testa, felicemente passato). e ci dirigiamo alla stazione per partire per Oslo.
Il viaggio per Oslo è andato benissimo, avevamo le cuccette e abbiamo dormito molto. Siamo stati in compagnia di una coppia di gay italiani e di due austriache diffidenti. Ma adesso abbiamo un piccolo problema: non abbiamo un posto dove dormire. Sembra proprio che gli ostelli a Oslo siano tutti pieni. Siamo andati sui due più grandi, abbiamo anche sostenuto una competizione podistica con dei tedeschi credendo di rubargli gli ultimi posto liberi dell'ostello, ma invece non ce n'erano per nessuno.
Il terzo ostello visitato, lontanissimo dal centro, è al completo anche quello, ma il negretto della reception ci ha fatto lasciare le valigie alla luggage store e ci ha detto che forse si libera qualche posto prima delle 8.00. Speriamo proprio bene. La stazione chiude alle 11.00, non avremmo proprio un posto dove stare. In compenso abbiamo prenotato il treno per domani per Bergen (delle 10.30 della mattina) e abbiamo anche prenotato l'ostello per due notti (80€ circa in totale). Adesso siamo in un moletto di Oslo, in una panchina molto comoda e riparata dall'acqua. Dietro di noi ogni 20 minuti si radunano una cinquantina di turisti per prendere il traghetto. Michele dorme tutto rannicchiato e coperto sulla panchina come un barbone. Siamo preoccupati per stanotte...
Delusi da Oslo Indice
17 Agosto - Treno Oslo-Bergen
15.07 Finalmente siamo usciti da Oslo. Dopo descriverò Oslo, ma ora continuo con il racconto della giornata di ieri. Il traghetto dei turisti è una sorta di prolungamento della rete degli autobus: noi abbiamo un biglietto valido per tutti i mezzi di trasporto di Oslo città, quindi possiamo salire anche noi. Tragitto breve e noioso (come Oslo). Una volta scesi compriamo una sciarpa (ieri sera infatti giocava la Norvegia contro il Brasile, 1-1 per la cronaca), con una bellissima scritta "NORGE" a lettere cubitali. Scrivere su un treno in movimento, mentre fuori c'è il più bel paesaggio mai visto, è una stupenda giornata di sole, non è facile. Torniamo a noi. Tremendamente delusi da Oslo, che descriverò in seguito (e due), ci ritroviamo sulla piazza principale col ??? prostrato e ci prendiamo un salsicciotto Big a pochi soldi. Una volta divorato quello cadiamo ancora nella disperazione (intanto fuori dal treno c'è una stupenda cascata un ghiacciaio...). Presi dallo sconforto decidiamo di andare all'ostello a vedere se hanno posto. Sono le 18.00 circa. Entrati sul pullman, il controllore-autista ci chiede il biglietto. E' un omone barbuto grosso, direi enorme. Gli mostriamo il nostro bigliettone totale e indicando prima Matteo poi me, pronuncia due categorici "twenty-five and twenty-five". Vabè sto biglietto è stato buono solo per prendere la nave... (intanto fuori dal treno c'è una vallata profondissima alla nostra destra, e sul fondo un lago assurdo) (Siamo a Myrdal!!). Vabè arrivati all'ostello, troviamo una bellissima camera doppia che ci aspetta, dove ci riposiamo, ci facciamo una doccia e poi pensiamo ad un piano di evacuazione dalla Norvegia (era molto vacillante). Ci prepariamo una bella zuppetta di orzo e legumi (ore 22.00 circa) mentre fuori della cucina c'è un gruppo di italiani che guardano la TV. La trasmissione è in norvegese e fa vedere evoluzioni in skateboard di fantomatici norvegesi-skateboardisti. Tristissimo.
Il soggiorno all'ostello di Oslo è stato molto singolare. Al di là del fatto che è stato in dubbio per tutta la giornata, nella nostra stanza è stata presa una decisione ardita ma abbastanza lucida. La forte delusione di Oslo ci ha fatto riflettere su quanto sia utile e su quanto valga la pena di visitare il resto della Norvegia; perciò visitata Bergen e il SognFjoreden abbiamo deciso di comune accordo di partire per Edimburgo... tanto sta a due passi. Già la vista del paesaggio dal treno Oslo-Bergen ci ha fatto quasi ricredere comunque... staremo a vedere. Simpatica anche la scena in ostello di me che, mezzo nudo, uscito da poco dalla doccia, ho girato letteralmente tutte le stanze dell'ostello in cerca di un fono. Dei tre piani in cui si articolava l'ostello neanche una persona usava il fono, e similmente ai canadesi qualche tempo fa, anche la maggior parte delle persone cui ho fatto la chissà perchè singolare richiesta, mi hanno deriso più o meno direttamente. Arrivato al piano terra non esito a chiederlo ad un signore che stava nella hall a leggere un libro. Mi dice di non averlo neanche lui, però attacca subito bottone e cominciamo a chiacchierare. E' una persona abbastanza singolare. Viaggia da solo, parla indistintamente, sembra quasi handicappato, ha un paio di occhiali molto spessi che si rinforca di continuo. Dice di essere di Monaco, dove vive con la famiglia. Forse è una sorta di genio autistico, oppure un artista scollegato dalla realtà; però resta simpatico anche se un po' appiccicoso.
Con Michele abbiamo pensato che probabilmente è una sorta di genio matematico schizofrenico tipo John Nash su A beautiful mind... fallito anche quel tentativo me ne torno in camera con i capelli bagnati ad aspettare l'arrivo del mal di testa... forse il fono è l'unica cosa che mi sono dimenticato di portare.
Ora posso passare alla descrizione di Oslo: c'hai presente Papigno, Borgo Rivo, Borgo Bovio? Unisci insieme la tristezza di Papigno, i palazzi di Borgo Rivo e lo sporco di Borgo Bovio (comprese le polveri di Prisciano). Unendole a dei prezzi di tutti i beni pressoché tripli rispetto al mondo occidentale, otterrai Oslo. Il fatto gravissimo è che è piena di gente, sulla fattispecie turisti italiani. Il modello di turista ideale che va ad Oslo ha i pantaloni bianchi di Versace, scarpe di Dolce e Gabbana, iPod e 350d con obiettivo kit. Compra nei negozi del corso vestiti che pagherebbe 1/4 in Italia e sorseggia un aperitivo nel locale più in. Insomma, una massa di deficienti, che devono spiegarmi cosa c'è da vedere ad Oslo. Il soggiorno è stato caratterizzato dalla paura di dover passare la notte non si sa dove, ma con la certezza di avere il giorno dopo treno ed ostello prenotati. Parafrasando si potrebbe dire "dell'oggi non v'è certezza".
Questa mattina abbiamo mangiato come animali, dato che la colazione era compresa (il treno ora sobbalza di meno, quindi credo di poter scrivere un po' meglio). Salumi locali, pesce in scatola con sugo, marmellata di fragole sublime, tè, succo di arancia (non allungato con acqua), formaggi... Una super colazione, che ci ha permesso anche di pranzare con dei panini che abbiamo portato via.
Siamo partiti alle 10.33 da Oslo, ora sono le 16.06 e abbiamo da poco passato Myrdal. Il panorama è mozzafiato, il treno è comodissimo. Il treno però merita molto più di un semplice aggettivo; innanzi tutto è pulitissimo, ordinatissimo, con un pannetto a coprire il poggiatesta. Ha le porte di comunicazione tra vagone e vagone automatiche in vetro.
I finestrini laterali sono enormi e pulitissimi, il poggiapiedi è regolabile e posizionato perfettamente, i sedili sono reclinabili con l'azionamento dolcissimo di una levetta, che con un movimento idraulico sposta avanti e indietro il sedile e lo schienale. Il bagno è pulitissimo e dotato di flacone (pieno) di sapone, asciugamani elettrico ad aria calda, un termostato indipendente (in inverno dovrebbe essere freddino là dentro) e colmo di carta igienica e asciugamani. Inoltre ha dei cesti dei rifiuti con raccolta differenziata di vetro, barattoli, carta e organici. Parlando di questo treno in Italia verremo presi per matti. Matteo se la dorme beatamente ignorando gran parte del paesaggio. Siamo in un bosco di conifere non meglio identificate, pini con tronco rosso e molte felci che crescono nel sottobosco. Interessante il fatto che ci siano enormi rocce che emergono dalla vegetazione, montagnole di pietra viva, laghi, fiumi, ghiacciai e molto sole.
Arrivo a Bergen Indice
18 Agosto - BERGEN - 60°39'00", Km 3257
22.57 Giornata intensa a Bergen, e poco tempo per scrivere. Ieri, appena arrivati in città, restiamo incantati dall'armonia e dalla bellezza del posto. I due spagnoli conosciuti nel treno li abbiamo salutati a Voss, gli irlandesi (4, avanti con l'età) non sono stati troppo cordiali, e la simpaticissima francese (sui 70) in viaggio col nipote poliglotta, con i quali abbiamo parlato a lungo sul treno, sembra essersi dimenticata di noi. Ci avventuriamo per Bergen in cerca del servizio informazioni e da subito da un autobus veniamo chiamati da 4 ragazze, biondissime, probabilmente del posto, che ci salutano con ampi gesti e sorrisoni, ma non scendono dal bus. La cosa comunque ci rallegra molto e testimonia l'altissima concentrazione di esemplari femminili biondi, alti e con gambe e glutei mediamente perfetti.
Quasi tutti gli autobus vanno al Montana Hostel (nome filoamericano ma l'altro, lo YMCA era decisamente peggio!) e il biglietto costa 23 soldi. Appena scesi alla fermata giusta (dopo un breve malinteso con l'autista per cui eravamo calati alla fermata precedente) facciamo conoscenza con l'australiano pazzo, che ci indica la strada per l'ostello. Viaggia da solo, manca da casa da molto tempo, parla uno slang clamoroso, peggiore dell'americano, ha gli occhi da maniaco, non si capisce quando parla e lui non ti sente perchè tiene le cuffie con la musica rock a palla. Comunque è simpatico.
(mentre stavo scrivendo è arrivato da noi e abbiamo chiacchierato per un'oretta)
L'ostello è carino esteticamente, ma dentro è piuttosto trasandato. Inoltre si paga per qualsiasi cosa (25+25Kc per la lavanderia, 1Kc/min per internet, 5Kc per cucinare 30min) noi ovviamente non abbiamo speso una moneta. Prima di cenare decidiamo di salire a piedi verso l'antenna che sta sopra di noi e da metà strada in poi ci godiamo un gran panorama di Bergen. Sono quasi le 22.00 e ancora c'è molto sole. La cena la saltiamo per via delle 5 corone e io passo un'oretta di fuori dall'ostello sopra la vista di Bergen in compagnia di una interessante signora francese, Monique, molto dopo il tramonto del sole. E' notte e non ci vediamo quasi, ma parliamo molto dell'importanza del viaggiare, di quanto sia bella Parigi e del perchè lei non voglia viverci. Non è giovane, ma il suo modo di parlare la rende molto dolce e affascinante.
Stamattina abbiamo fatto visita al mercato del pesce di Bergen. E' davvero incantevole; ovviamente è soprattutto un'attrazione turistica, quindi non è un mercato locale, ma le bancarelle e di pesce fresco e semi confezionato sono favolose. C'è del pesce fresco da cuocere, ma soprattutto confezionato pronto per mangiare, e ovviamente io e Michele non abbiamo esitato a farci preparare due bei piattoni. La bancarella che da cui ci siamo forniti è coperta da un telone di plastica arancione molto grande, che conferisce a tutta la struttura un colore caratteristico; i commessi sono di diverse nazionalità: il padrone della bancarella ha assunto diversi ragazzi da tutt'europa al fine di poter comunicare correttamente con ogni tipo di turista. Ingegnoso e funzionale come sistema, anche perchè se non era per la commessa padovana che ci ha servito probabilmente avremmo girato alla larga.
Il nostro piattone di pesce quindi era ricolmo di: un pezzo grosso di salmone affumicato locale aromatizzato, chele di granchio e gamberetti bolliti in acqua di mare; il tutto ovviamente consumato sul posto, nel molo vecchio, dove i pezzetti di gamberetto che cadevano in acqua facevano muovere pescetti e pesci enormi proprio sotto riva, visibili anche in profondità grazie alla limpidezza dell'acqua. Visita di piacere a Bryggen (la parte antica della città), che da poco è diventata patrimonio mondiale dell'umanità grazie soprattutto allo splendido stato di conservazione. E' possibile entrare fin dentro alcune casette, le cui strutture in legno sono ancora ben solide e stupende da osservare. La parte esterna della struttura è interamente dedicata ai negozietti di souvenir che ci hanno staccato diversi soldi bucati per gli inevitabili gadget. Sia io che Michele abbiamo lasciato un pezzo di cuore su un maglione da neve tecnico con tripla imbottitura e guanto incorporato.. costava circa novemila soldi.
Tra le bancarelle del fish market da notare inoltre quella delle pelli: pare che qui le pelli siano molto più richieste che da noi, che invece fingiamo di ripudiare. Specialmente i giapponesi, infatti, acquistano molte pelli, di diversi animali: ce n'erano infatti di volpe, foca, coniglio e persino di lupo, che inevitabilmente ci ha fatto ricordare il nostro lupastro domestico.
Nella chiesa centrale di Bergen, bella ma non troppo, ecco che rincontriamo incredibilmente i toscani di Oslo, che avevamo incontrato per strada e che, disperati per la mancanza di alloggi, ci avevano suggerito alcune soluzioni. Proprio nella chiesa di Bergen invece ecco rispuntare fuori questo anziano signore toscano con la sua avvenente moglie italo-belga. Il tormentone che ripete incessantemente e quasi senza motivo è relativo alla chiesa di S.John,
sempre a Bergen, che descrive ciclicamente con queste parole pronunciate in un potente sussurro:
"una 'hiesina... 'arina... 'on delle 'olonne... halte... leggere...".
Su pressante richiesta della moglie si allontanano dopo qualche minuto lasciandoci nell'abside vagamente perplessi dal fatto che la moglie non sembra minimamente stupirsi di come lui continui a ripetere ciclicamente quella frase anche quando ormai ci siamo salutati più volte e loro comincino ad essere troppo lontani anche solo per sentirli.
Ci dirigiamo quindi verso questa 'hiesina di S.John, anche per omaggiare il santo patrono di Arrone, ma arriviamo dopo le 14.00 e le porte sono sigillate. Ci mangiamo allora i nostri kiwi (dal prezzo poco più elevato dei fiammiferi) sui sedili della chiesa, mentre nell'ampia scalinata che avevamo di fronte va in scena un'eterna sfilata di esemplari femminili di inusuale bellezza. Per stemperare gli animi decidiamo allora di incamminarci lungo il tragitto della teleferica (assolutamente troppo costosa) e la salita ci porta in un punto panoramico molto bello, sulla città. Unica pecca la posizione del sole, infatti è preferibile osservare la città dai punti panoramici di mattina, perchè il sole altrimenti da un po' fastidio; se si ha però pazienza di aspettare il tramonto (che arriva verso le 22.00 di questo periodo) si assiste ad uno spettacolo meraviglioso. Qui incontriamo una cinese che viaggia da sola, dopo qualche difficoltà comunicativa dice di essere una paleobotanica e dice che non viaggerebbe mai da sola nell'Europa del sud (a sua detta dalla Germania, compresa, in giù) per paura di aggressioni. Ma non serve andare in italia per trovare gli italiani, su questo punto d'osservazione infatti è letteralmente pieno di compatrioti (arrivati rigorosamente in teleferica) che discorrono animatamente dell'andamento del campionato di calcio.
Nella discesa ci perdiamo inevitabilmente, malgrado dovessimo solo percorrere la strada di prima a ritroso, ma in compenso Michele rimedia un bel callarozzo. Le case in questa zona della città sono in stile villetta americana, in effetti molte cose in Norvegia sono filoamericane (vedi anche la passione per lo skateboard) forse anche per ragioni legate alla fine della seconda guerra mondiale.
Raggiunto di nuovo il centro della città ci fermiamo in una birreria (Dubliner Pub) poi in kebabberia, dove per compensare il salasso della birra prendiamo un kebab rolle con MIX di carne macinata: un vero salto nel buio per lo stomaco, ma dal sapore sembra quasi commestibile. Inevitabile l'equivoco linguistico con il kebbabaio, che pensavamo volesse darci carne di renna, invece era un mix a basso costo di carni varie.
Rientrati in ostello ci gustiamo un tramonto meraviglioso sulle coste oceaniche dal belvedere della nostra magione, dove anche qui rivediamo un volto noto. Niente meno ricompare il personaggio dall'aspetto pazzo e vagamente autistico/genialoide cui avevo chiesto un fono nell'ostello di Oslo. In quell'occasione sia io che Michele eravamo d'accordo sulla sua somiglianza, come atteggiamento e modo di parlare, a John Nash interpretato da Russel Crowe su A beautiful mind, così l'avevamo indicato semplicemente come "il matematico". In questo incredibile secondo incontro ci spiega, altrettanto incredibilmente, che lui è effettivamente un matematico (e probabilmente anche schizofrenico, ma questo non lo precisa) ed è originario di Monaco. Michele, malcelando il sollazzo che nel frattempo lo logora, gli propone addirittura di dargli delle ripetizioni di statistica, ma presto il discorso viene preso in mano dal matematico stesso che comincia a fare un monologo via via sempre più indecifrabile che alla fine probabilmente si trasforma in un dialogo con il suo compagno di college immaginario.
Avventure tra i Fiordi Indice
19 Agosto - BERGEN - 60°39'00", Km 3257
Quella di oggi è stata probabilmente la giornata più intensa e ricca di emozioni. Sveglia alle 7.00, colazione abbondante con aringhe marinate finché è umanamente possibile, poi partiamo con l'autobus per il centro alla volta del SogneFjorden. Sull'autobus ci fa già compagnia l'australiano pazzo che sostiene di voler fare lo stesso nostro giro turistico. Alla stazione acquistiamo i biglietti per la Flåmsbana (non compresa nella convenzione interrail) e due panini confezionati al pollo. Il giro è più o meno questo: raggiungere Myrdal in treno, andare a Flåm con la Flåmsbana, prendere il traghetto per navigare il fiordo, andare in autobus a Voss, infine riprendere il treno per Bergen.
Sul primo treno per Myrdal siamo ancora in compagnia di Dean che ci intrattiene con conversazioni ai limiti del razionale e con interpretazioni recitate degli aborigeni australiani. E' proprio in questo momento che raffigura sul nostro diario due figure mitologiche australiane (di cui lui sospetta l'effettiva esistenza): the bunyip e the yowie. Le due raffigurazioni consacrano il nostro diario conferendogli non meno carisma di quello di Kevin Costner su Balla coi lupi. L'altra scenetta topica ha per protagonista me e un turista giapponese. Siamo seduti sui primi sedili della carrozza, quelli vicino alla porta; il giapponese avanza timoroso verso la porta in cerca del bagno, ma la maniglia non sembra aprirsi. Io, convintissimo, gli dico di aver visto il controllore chiudere a chiave la porta e lui mi ringrazia calorosamente e desiste dall'accedere alla sofferta latrina. Mentre se ne sta tornando a sedere, quando ormai è troppo lontano per richiamarlo, riesco ad aprire la maniglia, che andava solo un po' dura ma di certo non era chiusa, così tra le risate generali cerco invano di richiamare l'asiatico, ormai troppo lontano.
La Flåmsbana è un trenino turistico, una volta unica via di comunicazione, che collega Myrdal, punto ferroviario con maggiore altitudine, a Flåm , piccolo e costosissimo centro turistico, sul vertice del SogneFjorden. Durante il tragitto, in cui siamo stati sempre semi-affacciati dai finestrini per scattare foto, è prevista una sosta presso una cascata molto vasta e spettacolosa, in cui va in scena ad ogni sosta di treno un piccolo spettacolo con musica e danzatori vestiti da ninfe. In verità è abbastanza squallido ma con un po' di fantasia si può immaginare di essere in un ambiente surreale.
Ieri pomeriggio prima di incamminarci per la salita della funicolare ci siamo fermati davanti ad un bar dove erano seduti a prendersi un caffè alcuni locali, tra cui una donna con un paio di occhiali che davano l'idea di avere gli occhi di una lucertola (la donna era meglio con gli occhiali messi). Ci siamo fermati a fare quattro chiacchiere e a provare gli occhiali: uno di loro ci ha spiegato che il vero mercato del pesce non è il fish market, ma un pescivendolo poco lontano che vende pesce a prezzi molto più convenienti. Sempre seguendo questo spirito anti-turistico il nativo ci ha spiegato che se la Norvegia è cara come prezzi in tutta la sua estensione, Flåm è di certo la cittadina più cara in assoluto; così ci ha fortemente consigliato di portarci da mangiare.
Una volta arrivati a Flåm, infatti, cerchiamo un posto dove consumare il nostro panino al pollo, ma prima cerchiamo informazioni per il traghetto. Nel frattempo perdiamo completamente traccia dell'Australiano e della nostra onestà. Infatti presso il centro informazioni si consuma l'orrendo crimine: furto con destrezza di cartolina, con tanto di dichiarazione mendace al post-office per giustificare l'acquisto del solo francobollo. Sull'onda di questa vena criminale, di fuori dal servizio informazioni, compio con scaltrezza anche l'appropriazione indebita di un bicchiere da birra, recante la scritta Hansa, abbandonato lungo la strada; nonché faccio irruzione in una zona espressamente vietata al pubblico e mi avvicino ad un pescatore di frodo, solo sulla riva del SogneFjorden, dentro la vasta area riservata ai traghettatori.
Non parla molto, non capisce una parola di inglese e tanto meno le poche parole di norvegese che provo a propinargli, così, stanco di questa vita da fuorilegge e ferito dall'incomunicabilità con l'autoctono, me ne torno con Michele a cercare il posto adatto per mangiare il nostro pollo.
Attraversiamo il ponte e raggiungiamo un lembo di terra veramente suggestivo sulla riva del fiordo e, prima di scartare i panini, decidiamo di farci immortalare da due turisti che erano sul posto.
Mi avvicino e gli chiedo in inglese se potevano farci una foto, lui è contento di accontentarci e impugna la macchina fotografica, ma presto ci rendiamo conto di essere tutti italiani e cominciamo a scherzare. La cosa si fa seria quando però alla domanda "di dove siete esattamente" rispondiamo tutti di essere di Terni, o meglio noi di Arrone e loro di Torreorsina (un paesino come Arrone a 5km di distanza). L'evento incredibile richiede lo scatto di tutti e quattro insieme, così, per evitare di incontrare altri vicini di casa, optiamo per l'autoscatto.
Ci imbarchiamo tutti e 4 sul ferryboat che naviga l'estremità interna del fiordo e un'ansa che, a detta dell'ufficio informazioni di Bergen, è conclamata come la parte più bella di tutti i fiordi di Norvegia. Lo spettacolo è veramente unico, facciamo amicizia anche con il capitano che ci spiega qualche cosa extra sui fiordi: ad esempio ci dice che alcune case lungo la costa sono abitate tutto l'anno e che a lui non risultano troppi suicidi durante il periodo invernale. Ci dice inoltre che secondo una leggenda, una particolare area delle montagne che ci stavano di fronte, e che lui ci indica, avrebbe ispirato a Munch il celebre quadro "l'urlo" in virtù della somiglianza, che Michele sembra aver riscontrato, della montagna con il lineamento del volto del quadro.
Facciamo amicizia con due Sudcoreane, una delle quali carina, o meglio sono loro a farsi avanti chiedendoci di scattargli una foto. Presto ci chiedono di ritrarre anche noi con la loro macchina fotografica e comincia il vicendevole adescamento. Una volta spiegato alle ragazze che siamo alloggiati a Bergen, ci chiedono di fargli da ciceroni della città una volta tornati là e di accompagnarle nel nostro ostello. Non credo che Michele abbia colto molto del discorso fatto fino ad allora, tuttavia appariva molto entusiasta della cosa.
Poco dopo aver imboccato l'insenatura stretta del fiordo, il comandante opera una notevole manovra e orienta l'imbarcazione in direzione di una cascata naturale, con poteri, così vuole la leggenda, benefici per il corpo. Parte dell'equipaggio si reca quindi sul ponte e con un grosso imbuto raccolgono un po' di quest'acqua miracolosa in varie bottiglie e ce la fanno bere.
Il momento di perplessa ilarità lo condividiamo sia con le sudcoreane che con i ternani, che ammiccano e sottolineano il fatto che ormai "ce le avevamo in pugno".
Una volta raggiunto il molo, lasciata l'imbarcazione, la sudcoreana carina, che nel frattempo aveva familiarizzato anche con un fotografo cinese, ci chiede l'indirizzo email e, deducendo la nostra data di nascita da esso, resta molto delusa dalla nostra giovane età. Tutto resta fissato per Bergen comunque, ma siamo costretti a separarci perchè non c'è posto sugli autobus per tutti e quattro. Con l'autobus quindi andiamo verso Voss, lungo la strada più ripida di Norvegia (pendenza del 18%) e dai tornanti strettissimi. Sostiamo presso un hotel sistemato sul valico di questa strada, dove, mentre io mi dilungo a complimentarmi con l'autista per la perizia nella guida e a chiedere invano come mai i norvegesi usino far crescere l'erba sui tetti delle case, Michele si smarrisce nell'hotel, in cerca di un bagno. Poco prima della partenza dei tre autobus che viaggiavano insieme, sono costretto a chiedere all'autista lusingato fin'ora di attendere l'arrivo del compagno, che alla fine sono costretto ad andare a cercare di persona nell'hotel sotto gli occhi compassionevoli dei tre autisti.
Arrivati a Voss, malgrado un po' stressati dal viaggio, prendiamo subito il treno per Bergen, in cui comincia, soprattutto da parte di Michele, il meticoloso processo di non curanza nei confronti delle sudcoreane.
Io piuttosto trovo posto in un sedile da due, ma presto una giovane americana mi chiede di sedersi vicino. Si chiama Erilynn, viene dal Colorado, viaggia sola, è molto socievole e simpatica, presto autografa il nostro diario con tanto di indirizzo email. Ci invita per la sera stessa in un pub, gestito da un suo amico, o meglio una persona che ha conosciuto per la prima volta il giorno prima, dicendo che probabilmente ci potrebbe fare qualche sconto. Cosa tra l'altro abbastanza auspicabile anche perchè il locale è il TGI Friday's, noto per la carestosità in tutta Bergen. Noi accettiamo, poi le spieghiamo che abbiamo intenzione di proseguire il nostro viaggio verso le isole Lofoten e lei sembra interessata ad unirsi a noi, almeno fino là; così le propongo di viaggiare con noi e ci risponde che ci penserà seriamente. La cosa sarebbe molto simpatica. La situazione tuttavia si complica molto. Avvicinandoci a Bergen ci rendiamo presto conto che siamo di fronte ad un bivio. Non abbiamo di certo il tempo di andare in ostello, cenare e tornare al pub con Erilynn, tantomeno di accompagnare le sudcoreane, vittime di un progressivo e inarrestabile ignoramento. Pertanto dobbiamo scegliere tra le asiatiche o Erilynn. Le asiatiche non offrono troppe prospettive, risultano anche pedanti e appiccicose, così istintivamente diamo fiducia a Erilynn e alla stazione di Bergen succede il fattaccio. Usciti di fretta dal vagone, ci apprestiamo ad allontanarci con l'americana dal punto di ritrovo stabilito con le sudcoreane, e dopo un po' di esitazione, le abbandoniamo letteralmente davanti alle porte della stazione e fuggiamo verso il centro della città con l'americana, tra l'altro ignara della manovra.
Accompagniamo quindi Erilynn al suo ostello, il YMCA (guarda caso), dove rincontriamo gli spagnoli che avevamo lasciato a Voss nel tragitto di andata; scambiate quattro chiacchiere con loro, che ci dicono di essere in viaggio di nozze, andiamo a cenare con un hot dog + cocacola da 35kc al mercato del pesce, che di pomeriggio si trasforma in una specie di quartiere per vagabondi; colti da un irrefrenabile senso di colpa e rimorso per la pessima azione appena compiuta, ci mettiamo a correre in direzione della stazione, nel disperato tentativo di recuperare le sudcoreane. Ma è passato troppo tempo ormai e di loro non c'è più traccia. Ci sono delle ragazze asiatiche in stazione, che probabilmente stavano sul treno che avevamo preso noi, a un paio di loro chiedo se conoscevano Diane (la sudcoreana carina), tanto per mettermi in pace la coscienza, ma nessuna di loro l'ha mai sentita nominare. Ormai la frittata è fatta, e non ci resta che tornare da Erilynn.
Andiamo quindi al YMCA, dove prenotiamo via email l'ostello per Bodø, spacciandoci per clienti di quell'ostello. Dopo poco scende dalla sua stanza Erilynn e ci incamminiamo per il TGI Friday's. Passeggiamo un po' per Bryggen e davanti al fish market, per completare la saga dei "rivisti", riecco i romani gay seduti in un fish&chips; li salutiamo affettuosamente e proseguiamo verso il cantante folk (Gee Gee Kettle) che si stava esibendo in uno spettacolo serale.
Finalmente andiamo al TGI Friday's e lì comincia la fase più delirante di questa giornata memorabile.
Conosciamo presto Kim, il gestore, alias Gengis Kahn; è un ragazzo molto simpatico e disponibile e il dubbio che ci stia per fregare in qualche modo ci passa presto. Del resto noi siamo in condizioni pietose: sporchi e stanchi dopo ore di viaggio in treno, traghetto e autobus, con gli zaini da trekking al seguito, seduti in un pub di fichetti. Tuttavia le persone che conosciamo sono tutte molto gentili e disponibili. Kim ci offre diverse birre e drink vari e non ci permette di pagare niente. Esattamente sono due birre a testa, uno pseudo limoncello simile all'acquavite, poi esclusivamente per me, il brivido del Lamborghini Flambè. Sembra che Kim abbia chiesto a Michele se io fossi un bevitore e Michele, che probabilmente aveva capito se la sua marca di motociclette preferite fosse la Ducati, dovrebbe aver risposto sì.
Così il coreano dai tratti somatici mongoli, adottato da norvegesi, mi prende sotto braccio e mi conduce al cospetto del bancone. Mi da una cannuccia di plastica e mi mette davanti ad un bicchiere vuoto. Presto il barista, molto simpatico e molto abile nel destreggiare le bottiglie in pieno stile barman americano, versa dei liquidi dai colori cangianti nel bicchiere poi salta in piedi sul bancone. Specificando con cura di non bere ancora, infiamma il calice con un accendino e impugna altre due bottiglie di nuovo strillando 'non ancora!'. Come versa i due nuovi liquidi nel bicchiere stando in posizione eretta sul piano del bancone, si forma un ritorno di fiamma dal bicchiere lungo tutto il salto tra bottiglie e calice, immortalato egregiamente da Michele, e d'un tratto tutti gli astanti mi dicono di bere tutto d'un fiato. Io ci provo, ma tracannati tre quarti del Lamborghini Flambè, resto quasi senza fiato e gli occhi cominciano a lacrimare copiosamente. La gola si chiude quasi del tutto e prendo fiato a fatica, mentre tutti intorno ridono compiaciuti. Scampato al soffocamento, mi spiegano che la prima volta è così per tutti e mi offrono un'altra birra.
Poco dopo si compie un altro rituale ancora più folcloristico. E' il compleanno di una delle presenti e per omaggiarla nel migliore dei modi,
Kim ordina l'Orgasm Cream. La ragazza viene adagiata supina sul bancone, il barman le sale sopra in posa di accoppiamento e comincia a versare nello shaker dei liquidi alcolici; si posiziona quindi lo shaker tra le gambe e lo agita velocemente su di lei. Una volta preparata la soluzione bianca e cremosa, sistema un bicchiere tra le gambe di lei e ci versa con cura la soluzione ottenuta, senza l'aiuto delle mani. Infine prende il bicchiere, lo sistema tra le proprie gambe, e la ragazza può bere da quel calice con una cannuccia. Kim ci dice che è un rituale che mettono in scena per ogni compleanno.
Spendiamo ancora un po' di tempo nel locale, ballando e bevendo in compagnia dei ragazzi del posto; la paura di non avere mezzi per tornare a casa dopo le 11 la affoghiamo nell'alcool e anche Michele smette di pensarci presto. Ma la serata era lungi dall'essere finita; Kim infatti ci invita in un altro locale, una discoteca, anch'essa sponsorizzata da lui, situata poco distante dal TGI Friday's. Accettiamo l'invito, seppure con una certa titubanza, e entriamo (gratis) anche nel secondo locale. Qui ci rendiamo conto che il nostro abbigliamento è decisamente fuori luogo, ma non ce ne importa più di tanto, dato il clima di completo abbandono in cui versano i presenti. Lasciamo gli zaini al locker, dandoli quasi per spacciati, e ci abbandoniamo ai balli della discoteca. Gli uomini e le donne nel locale sono quasi tutti completamente sbronzi, ma notiamo che in nessun caso diventano violenti o minacciosi. Sia nel locale che in strada tutti gli ubriachi, soprattutto donne, restano comunque composti e rispettosi. Balliamo a lungo con Kim e Erilynn fino a circa le 2.30, poi salutiamo e ringraziamo tantissimo Kim e ce ne torniamo al locker per prendere gli zaini. Usciti dal locale rientriamo in autobus, pagato in sovrapprezzo per l'ora tarda, in cui notiamo questa grande concentrazione di ubriachi e distrutti gentili e non violenti. Sul piano dell'autobus tra l'altro, notiamo diverse monetine da una corona che nessuno si degna di raccogliere, sintomo di quanto i norvegesi stiano bene economicamente e/o di quanto queste monete da uno non valgano una mazza.
L'autobus ci lascia a 1,6Km dall'ostello; la camminata sotto una leggera pioggia ci rischiara un po' le idee e finalmente siamo di nuovo a casa. Un rapido resoconto della giornata appena rientrati in ostello, quando ormai erano passate le 3, ci spinge a scrivere sul diario già da subito i punti cardine di questa giornata pienissima, rimandando ad un secondo momento la stesura completa del testo.
A Trondheim di passaggio Indice
21 Agosto - TRONDHEIM
16.23 - Siamo arrivati da poco a Trondheim, siamo solo di passaggio, stasera ripartiremo subito per Bodø. E' una bella ammazzata fare tutti questi chilometri assieme, siamo un po' provati. A Trondheim non c'è molto da vedere; malgrado sia la città del re vichingo, non ci sono troppi monumenti che valga la pena di visitare. E' comunque una bella giornata, c'è il sole ed è abbastanza caldo. Quella di ieri è stata un po' una giornata senza senso. Siamo stati invitati dagli amici di Kim a fare un'escursione sull'Ulrichen ma siamo arrivati tardi all'appuntamento (12.15 anzichè 12.00) e non abbiamo più incontrato nessuno. Si poteva andare all'Ulrich comunque, lì li avremmo certamente incontrati, ma Michele stava strano (non gli funzionava la carta di credito) e non voleva sudare, sporcarsi, faticare, né spendere i 46NOK di autobus. Così siamo rimasti in città e addio amici autoctoni e americana.
Non abbiamo fatto molto per tutta la giornata, abbiamo dormito al palazzone di Bergen, poi siamo stati un po' all'ostello YMCA su internet e abbiamo aspettato invano il rientro di Erilynn. Le abbiamo lasciato un messaggio alla reception, e per rendere il compito più facile alla receptionista, le abbiamo mostrato una foto della ragazza, al ché tutti si sono messi a ridere.
Le abbiamo rinnovato l'invito a venire con noi alle Lofoten, in realtà non ho mai creduto che potesse venire veramente, ma è notevole comunque il fatto che abbia preso in considerazione un cambiamento di piani così radicale.
20.46 - Tutto sommato questa cittadina non è poi così male. Abbiamo visitato la roccaforte, il complesso con il duomo e la via con le casine colorate (tipo Bryggen). Il porto non è un gran ché. Sicuramente comunque Trondheim è meglio di Oslo. Al discount abbiamo comprato la cena e il pranzo per domani (4 panini e 250gr di salame), ma abbiamo comunque speso bei 77 soldi.
Stasera partiamo per Bodø...
23.35 - Siamo appena partiti, prima ho interrotto la stesura perchè siamo corsi a vedere il tramonto oceanico di Trondheim che era davvero meraviglioso.
Abbiamo giricchiato un po' per il porto e siamo stati un sacco bene. Continua il nostro viaggio verso il grande Nord. Stanotte faremo un gran balzo in su: poco prima di arrivare passeremo il Napapiri, e questo mi da una certa emozione. E' molto probabile comunque che staremo dormendo.
Ad Oslo eravamo convintissimi di un cambio di programma totale, dettato anche dalla delusione della città, che prevedeva il traghettamento fino a New Castle e poi l'esplorazione della Scozia e Irlanda. Poi siamo rimasti affascinati dai tramonti boreali e dai fiordi di Bergen e abbiamo deciso di continuare questa grande scalata.
I norvegesi sono strani; è una specie di compromesso tra italiani e tedeschi, nel senso che sono molto precisi, ordinati, ossequiosi, ma non sono fanatici dell'ordine come i tedeschi o furboni come noi italiani. Il crimine qui praticamente non esiste. Non c'è pericolo di taccheggio neanche nei casi estremi, tipo lasciare la borsa aperta e abbandonata. Ad Oslo, una ragazza italiana ci ha raccontato che una rapina effettuata ad Oslo tempo fa, è stata sulle prime pagine dei giornali per mesi, e le televisioni hanno seguito il processo per tutta la sua durata.
Sono anche filoamericani; negli edifici ad esempio, in alcuni nomi di bar o ristoranti, nel fatto che sia molto diffuso lo skateboard, con tanto di rampe apposite in ogni città.
I treni norvegesi sono davvero meravigliosi; molto meglio di quelli tedeschi e francesi (il paragone con quelli italiani non lo faccio per rispetto del tricolore). Ieri notte abbiamo viaggiato su un treno con interni in legno, spaziosissimo, con aria condizionata (funzionante), radio (funzionante), luci personali (funzionanti) e sedile reclinabile. Il bagno era provvisto di 2 rotoli di carta igienica, sapone, acqua calda e il tasto dello sciacquone era retroilluminato. Fermate e comunicazioni del capotreno erano a volume ottimale, tradotte in un inglese decente, precedute da un suono gradevole, ed accompagnate da scritte su un display (funzionante) a cristalli liquidi. Nell'intercapedine tra un vagone e un altro, oltre ai contenitori per la raccolta differenziata, c'era un piccolo salottino utilizzabile da tutti per pranzare in modo confortevole, con tanto di puffi per le gambe, davanti ad un televisore con lettore DVD (10 film nel caricatore). Inoltre in dotazione un simpatico kit notturno con coperta termica, mascherina per gli occhi e cuscino gonfiabile. E... attenzione attenzione... stiamo parlando della seconda classe. Ma non c'è lusso in tutto questo, non c'è sfarzo, c'è solo senso civico da parte di utenti e compagnia ferroviaria, che da la possibilità alle persone di viaggiare in condizioni cui sarebbe bello essere abituati.
Adesso ci siamo fermati a Vaerues, poco sopra Trondheim. Incredibile... funziona anche la luce che indica se il bagno è occupato o no. Quando siamo andati a fare le foto al tramonto siamo passati tutti i binari della stazione, poi siamo entrati dentro a un buco in una recinzione. Il proprietario del lotto ci ha visto ed è venuto da noi. Noi ci aspettavamo un cazziatone, invece quello, passando velocemente, ci fa "nice weather eh?" e se ne va. Secondo me non la contemplano neanche l'idea che qualcuno possa commettere un'infrazione o un reato.
In compenso Michele si è ripagato le 5 corone per i 2'30" di internet rubando la chiave del locker 1852, che per un guasto si è sfilata anche dopo aver ritirato i bagagli... domattina ci svegliamo sopra al circolo polare artico... ah...
Traghetto per Svolvaer Indice
22 Agosto - VICINO BODO
04.36 - Mi sono svegliato. La coperta che ci hanno dato in dotazione fa il suo lavoro molto bene. Così come il paraocchi. Non so di preciso dove siamo. Il cielo è limpidissimo. Non c'è nemmeno una nuvola. C'è un chiarore lentissimo (?). Ho visto per la prima volta la luna. E' piccola, sottile, credo crescente. Ecco perchè non l'abbiamo mai vista. Fuori ci sono delle foreste di abeti... fiumi, laghi, il tutto è avvolto dalla foschia. Un paesaggio stupendo. I riflessi delle montagni negli specchi d'acqua sono incredibilmente belli. Sono l'unico sveglio. Sono le 04.41. Provo a dormire.
05.15 Hosjoen o qualcosa di simile
08.20 - Siamo sul catamarano postale Hurtingruten che collega la terraferma alle isole Lofoten. Ci è costato una ventina di euro il biglietto (10 per lo studente...).
A Bodø non c'è davvero niente, a meno di una tanto pubblicizzata presenza di aquile (non avvistate comunque). La chiesa principale è un parallelepipedo di cemento. Altre attrazioni non ce ne sono. Siamo arrivati stamattina erso le 9.00 e abbiamo deciso di partire subito per le Lofoten. Fortunatamente il centor informazioni è ben fornito e organizzato, così ci siamo fatti un'idea precisa della situazione. Abbiamo prenotato una specie di albergo/ostello a Svolvær (la "capitale" delle Lofoten) per 440 soldi ci danno una doppia, non è economicissimo, ma per quì è un ottimo prezzo.
Giro (a vuoto) per il centro di Bodø e spesa al supermercato, poi sosta al moletto, in cui ci siamo concessi una suonatina con la chitarra molto suggestiva, di fronte ad un paesaggio unico.
Ora siamo sul catamarano, prima siamo usciti sul ponte per un'oretta, malgrado la velocità si sta abbastanza bene e ai marinai norvegesi non importa niente, anzi hanno un grande rispetto e una grande cura dei turisti (con tutti i soldi che ci chiedono...). Abbiamo costeggiato la Norvegia prima di prendere il largo per le isole, e il paesaggio è meraviglioso. Abbiamo fatto il solito vagone (per restare in tema) di foto. Adesso siamo in mare aperto e non c'è molto da vedere fuori. Abbiamo conosciuto una coppia di italiani di Verona, in viaggio con i due figli per la decima volta in Norvegia. Sono molto simpatici, hanno fatto il viaggio di nozze sopra al circolo polare artico nella seconda metà di dicembre.
Domani ci piacerebbe noleggiare la macchina, anzi è quasi un dovere, ma non abbiamo idea di quanto ci possa costare. Le voci di corridoio offrono per adesso un ampio spettro: da 64 a 300euro. C'è un ragazzo che sta giocando a world of warcraft sul portatile dentro al catamarano (adesso ha acceso winamp) incredibile...
I Veronesi, Chiara, Ugo e i piccoli Matteo e Marco, firmano il diario e ci scrivono indirizzo e email.
In macchina per le Lofoten fino ad Å Indice
23 Agosto - SVOLVAER
23.22 - Ahh... altra giornata memorabile. Ieri finito di scrivere il diario mi avvicino ad uno dei bambini e gli faccio scrivere il suo nome, poco dopo la mamma entusiasta scrive anche il suo, con indirizzo, telefono e email e ci invita a venire a trovarli a Verona, cosa non improbabile. Poi saliamo tutti insieme sul ponte: sono una coppia molto carina, amano la Norvegia da morire; lei ha realizzato dei cappelli invernali per i bambini con la scritta "destination Svalbard". Spera di andarci un giorno. Non è troppo protettiva con i figli, che scorazzano per il ponte del catamarano supersonico senza problemi.
Sbarcati alle Lofoten (Svolvær) salutiamo i connazionali e andiamo a piedi alla palafitta/ostello in cui ci attende un ridente gestore locale. L'edificio è tutto in legno, anche gli interni, è molto carino anche se è rumoroso quando cammini. Ci sono quattro spagnoli chiacchieroni e diffidenti e due tedesche, di cui una molto carina (che è anche il suo nome). Ci parliamo un po', sono molto cordiali. Lì per lì pensiamo di poterci fare amicizia, ma non le abbiamo più viste.
Doccia e cena con due belle buste di orecchiette ai broccoli e birra di contrabbando (quà non si può acquistare alcolici dopo le 8.30 nei supermercati e non si può mai bere all'aperto). Andiamo a dormire presto, ma siamo davvero affascinati da questo posto e dal recente viaggio in traghetto.
Stamattina sveglia non troppo all'alba (abbiamo davvero bisogno di dormire), siamo in strada non prima delle 10.00; cominciamo la ricerca di una affitta auto e una bionda signora ci da indicazioni (poi rivelate molto approssimative) su un signore che affitta auto usate.
Qui la situazione è abbastanza estrema: ci sono molte concessionarie che affittano auto, ma viaggiano intorno alle 2.000 corone al giorno. Sennò c'è il simpatico signore che lavora fuori città che ha prezzi a partire dalle 300 corone. In realtà è un bar a ridosso di un molo secondario di Svolvær, il cui proprietario arrotonda affittando macchine usate. L'ideal per noi!
Così con 350 corone ci portiamo via una Toyota Celica (probabilmente del '90) 1300 benzina, subito rinominata "la vecchia Bezzy". L'emozione è fortissima, guidare sulle strade delle Lofoten, dopo tanti giorni vincolati agli orari dei treni, è veramente una sensazione fantastica. Torniamo a casa e carichiamo in auto quanta più roba possibile, la sensazione di libertà ci fa portare anche la chitarra e qualcosa di superfluo in più. Imbocchiamo subito la E10 per A senza esitazioni e lo spettacolo ha inizio. Da Svolvær ad A sono circa 130km, ed ogni metro è una meraviglia. Le montagne a picco sul mare, le isolette, i laghi, i prati, ogni elemento dei paesaggi fiabeschi più improbabili converge dietro ogni curva della stretta E10 e finalmente possiamo scegliere di fermarci e fare delle foto con calma. Ogni scorcio ci colma di meraviglia ed ogni volta di più, finché non proviamo una strana assuefazione da cui di tanto in tanto usciamo fra risa di sgomento.
Toccati i 50km di guida do il volante a Michele, per fargli provare l'ebbrezza della vecchia Bezzy, che riesce comunque ancora a dare del filo da torcere alle più moderne quattro ruote.
All'altezza di Borg, intravedo il museo vichingo, così decidiamo di rigirarci e visitarlo. Fa un po' freddo ma la giornata è limpidissima, c'è un sole meraviglioso e non c'è neanche una nuvola. Il museo ha pochi pezzi originali, anche perchè ce ne sono pochissimi in tutto il mondo, ma ospita una grande ricostruzione di un edificio vichingo originale e di alcune imbarcazioni tipiche. Ci sono anche delle armi, costruite artigianalmente dal fabbro sulla traccia dei reperti ritrovati. Brandirle da un'emozione fantastica, anche perchè all'interno di questa casa, che somiglia molto ad una nave vichinga rigirata, si respira davvero un'aria suggestiva, resa soprattutto dall'illuminazione, dagli utensili, dai mobili (tavoli, sedie, un trono ecc) e dalle armi (spade, lance, elmi) che abbiamo indossato e provato a lungo.
Inutile dire che ci è venuto in mente il prox e per tutto il giornonon abbiamo fatto altro che parlare di cosa si sono persi a casa nostri amici sedimentari.
Notevole anche la cotta di maglia, le pelli e alcuni monili autentici rimasti in quella zona. Sulla strada per le navi vichinghe (anche queste ricostruzioni) la vera sorpresa della giornata: Michele impazzisce letteralmente per diversi funghi porcini di notevoli dimensioni avvistati a pochi passi dalla strada. Stavolta non si limita a fotografarli però. Infatti, visitate le navi e improntato un immancabile servizietto per Telearronet in loco, sulla via del ritorno ne fa scorta, intascandosene tre belli cicciotti, proponendo di farli per cena.
Scortati i miceti in macchina nascosti nel k-way per evitare inconvenienti con i locali, riprendiamo la meravigliosa strada per A, meta ambita per posizione geografica e per il fascino del nome, visto per la prima volta in una foto su internet che ne ritraeva il cartello stradale.
A è l'ultima lettera dell'alfabeto norvegese e da il nome a questa cittadina di 90 abitanti perchè è appunto l'ultima, quella più a sud, della E10 e quindi del complesso delle Lofoten.
Più o meno a tre quarti del percorso ci fermiamo in una spiaggia molto ampia: l'idea di fare il bagno non viene neanche presa in considerazione, ma ci bagniamo un po' i piedi. L'acqua di Danzica era simile al Nera d'Ottobre, quindi con un po' di coraggio e spregiudicatezza si poteva fare il bagno, ma qui alle Lofoten, 200km più a Nord del Circolo Polare Artico, l'acqua verso il 20 di agosto può scendere intorno ai 2-3 gradi e fare il bagno resta difficile anche ai locali. Conosciamo due ragazzi finlandesi, molto carini e cordiali e due italiani di Rimini, antipatici e boriosi.
Stare con i piedi a mollo fa davvero male, e il dolore è la cosa migliore che si può sentire, perchè quando non senti più niente è molto peggio.
I biondi della Scandinavia dell'est però ci raccontano di aver visto addirittura dei bambini fare il bagno in quell'acqua di mattina, quindi ce ne andiamo un po' perplessi, ma comunque contentissimi, perchè il paesaggio, inutile a dirlo, è davvero da sogno.
Forse si può descriverlo come un incontro felice tra le alpi e il mare di Sardegna. Anche se qui ovviamente le rocce non sono calcaree e non sono del rosa tipico delle Dolomiti, ma prevalentemente verdi e marroni; poi il mare non ha la fauna della Sardegna, nè l'odore del mirto o i cespugli di erica tra le rocce brulle.
Qui prevale il verde, gli alberi di montagna fino a pochi metri dal mare, che è di un blu intenso, quasi nero all'orizzonte, e guardare l'oceano aperto da queste sponde è come guardare il mare per la prima volta; è come se il mare non l'avessi mai visto prima.
Quando arriviamo ad A sono di nuovo io alla guida della vecchia Bezzy e alla vista del cartello dò una brusca inchiodata e, dopo qualche secondo, mi rendo conto di essere dentro a quella foto trovata per caso su internet, più volte contemplata a lungo, conservando una speranza minima di poterla scattare anche io. In effetti arrivare qua su non è mai stato programmato fino in fondo, non ci abbiamo mai creduto fino in fondo, non credevamo di arrivare ad A neanche ieri, figuriamoci quest'inverno, davanti al computer, contemplando quella stupida foto scattata da chissà chi.
E invece adesso eravamo lì, la giornata era stupenda e ci sentivamo ogni singolo chilometro sulle spalle tra casa ed A.
Scendiamo dalla vecchia Bezzy e rimaniamo per qualche minuto impalati davanti a quel pezzo di metallo blu osservandolo in silenzio, come settimane fa davanti al monitor. Scattiamo le inevitabili foto da tutte le direzioni possibili, poi Bezzy ci porta alla fine della E10, appena dopo l'ultimo tunnel. Prendiamo le vettovaglie e la chitarra e andiamo sul classico picuccio sopra il centro abitato, al cospetto dell'imperioso mare del Nord, dove consumiamo tre panini per uno ripieni con un affettato al sapore di spuntì.
Poi mi metto a suonare la chitarra in mezzo a quello spettacolo della natura e cantiamo qualche canzone un po' sommessamente, per non disturbare troppo i silenziosi turisti alle nostre spalle e forse anche per una sorta di rispetto di tutta quella bellezza.
Passiamo in quel posto un paio d'ore almeno, poi visitiamo la città, se così si può chiamare. Gli italiani qui sono molto amati, ci racconta un signore del posto, che ha una voce come quella di un De André afono, che ad A sono stati essiccati centinaia di migliaia di baccalà (stoccafissi) che poi sono stati esportati a Genova, perciò noi italiani abbiamo un rapporto privilegiato con questa gente. C'è anche il museo dello stoccafisso, ma è chiuso (poco male insomma...) così ci limitiamo a comprare dei gadget a prezzi mostruosi dal tizio locale che ci ha illuminato sugli stoccafissi.
Il vecchino ci ha detto che la sua famiglia essiccava oltre 750mila baccalà, per portarli in Italia a Genova. Facendo il conto della serva si può desumere che guadagnavano fior di zecchini. Il vecchio è appassionato di numeri: ci ha detto anche che A conta 90 abitanti e 300 posti letto, da lui amministrati. Congedato il vecchio ci avventuriamo alla scoperta di A, trovando tutto chiuso, fortunatamente.
Il viaggio di ritorno è stato caratterizzato anch'esso da numerose fermate per osservare il meraviglioso panorama: questa volta al tramonto. Un piccolo fuori programma ha allungato il nostro rientro, facendoci girare in tondo, ritornando al punto di partenza dopo un bel giro (non panoramico) di 120km.
Purtroppo la cartina ci sarebbe stata utile. La vecchia Bezzy ci ha assecondato in tutti i nostri estemporanei cambi di programma, bevendo però come una vecchi spugna. Ci ha succhiato mezzo serbatoio di benzina, ovvero 350Km. Arrivati in ostello ho subito estratto dalla busta delle vivande il porcino più bello, osservandolo e facendolo vedere ben bene.
Subito un milanese ha destato interesse per quella "cattura" con complimenti ed atteggiamenti di incredulità sul ritrovamento tanto fortuito. Una volta cotti i due più piccoli e belli, abbiamo scambiato il più grosso (poi constatando la sua estrema bontà e assenza di parassiti) con due spiedini di salmone. Quindi grossa cenetta a base di salmone e porcini, consumata in un delizioso alberghetto costruito su una palafitta sull'oceano Atlantico alle isole Lofoten. Un quadretto da non dimenticare mai. Approfitto per descrivere l'ostello-alberghetto; è una struttura in legno, edificata su una palafitta, come il 90% degli edifici della città. L'albergo più sontuoso è costruito anch'esso su palafitta ma posta al centro della baia. Non è però dotato della botola, che da direttamente sull'acqua. E' caldissimo e pulitissimo, tutto in legno di pino, con molte sedie, tavoli e poltroncine molto comode. Da voci di corridoio sembra che sia visibile l'aurora boreale anche in questo periodo; effettivamente è molto buio, ora proveremo ad andare a cercarla con la vecchia Bezzy.
Sosta forzata Indice
24 Agosto - SVOLVAER
20.30 Siamo ancora qui alle Lofoten. Ieri notte la gita con la vecchia Bezzy è stata suggestiva ma come era prevedibile d'estate non c'è traccia dell'aurora boreale. Comunque alle 3 di notte vedere un bagliore all'orizzonte come fossero le 5 da noi (bagliore che rimane dal tramonto all'alba) è molto emozionante.
Stamattina ci siamo svegliati alle 9.30, carichiamo i bagagli sulla vecchia Bezzy e andiamo al centro informazioni per informarci su un modo per arrivare a Narvik e quindi a Capo Nord.
La signora del centro informazioni è molto molto gentile, Marit si chiama, o una cosa simile, però ci spiega che dopo le 8.30 di mattina non c'è traghetto che parte per Narvik e l'ultimo autobus è alle 9.45. Quindi si prospetta l'idea di un altro giorno a Svolvær. Riportiamo i bagagli all'ostello, prolunghiamo il soggiorno di una notte e partiamo per riconsegnare l'auto al noleggiatore. Sosta obbligatoria al distributore per rifare il pieno, e la vecchia spugna tracanna più di 300NOK di benzina. Tuttavia il distacco con Bezzy è difficile e doloroso, ma di lì a poco siamo di nuovo a piedi.
Il programma per raggiungere Nordkapp da qui è più o meno questo: traghetto per Narvik domattina presto (300Kc senza eventuali sconti), autobus per Nordhjosbotn e quindi di nuovo in autobus fino ad Alta. Qui è previsto un pernottamento, che non dovrebber essere problematico per via della presenza di molti camping economici che affittano bungalov o roba simile (440Kc per una notte per due persone). Da Alta c'è un autobus diretto per Nordkapp alle 06.45 e alle 14.20 e 15.00. Vedremo.
La tratta Narvik-Nordhjosbotn-Nordkapp (comprensive di tutti i cambi) viene 1046NOK. (tutti i prezzi sono senza sconti interrail e/o studenti, in ogni caso con il biglietto Interrail c'è il 50% di sconto nella gran parte delle tariffe). Poi vedremo...
A pranzo siamo tornati in ostello e abbiamo desinato con due belle buste coop di riso ai carciofi, poi nel pomeriggio siamo collassati sul letto fino alle 18.00. Rinvenuti, abbiamo consegnato i panni da lavare alla enorme lavandaia bionda dell'ostello che per 50NOK ce li lava e asciuga.
Fatta spesa al supermercato, cui abbiamo lasciato quasi 250NOK ma abbiamo viveri ora per almeno quattro giorni, siamo andati a comprare i sigari della vittoria, per celebrare l'arrivo a Capo Nord.
Acquistiamo una confezione da 3 sigari, con tanto di custodia metallica. Il sigaro in più ovviamente è per il Prox, che ora è molti paralleli più a sud di noi e non sa cosa si sta perdendo... gli consegneremo il sigaro come monito, con la promessa solenne di non accenderlo mai.
Stasera siamo a cena di nuovo con i ragazzi di Milano che oggi, dietro nostre indicazioni, sono andati al museo vichingo di Borge e hanno raccolto dei bellissimi porcini. Il cuoco del gruppo ci confessa che ieri non ci aveva creduto, neanche quando gli abbiamo mostrato le foto. Così stasera ci hanno "invitato" a cena, pare che ci sia risotto con zafferano e funghi, niente male!
Oggi comunque è stata una giornata un po' strana, dormire di pomeriggio mi ha riposato un po' senz'altro, ma mi ha anche un po' scombinato.
Domani partiamo per il grande NORD.
Verso il Grande Nord Indice
25 Agosto - Traghetto Svolvær-Narvik
10.49 - Abbiamo da poco passato il piccolo molo di Lodingen, quindi dal Vestfjorden siamo entrati nel più stretto Ofotfjorden. Il traghetto è molto piccolo e a bordo non c'è quasi nessuno. Narvik non sembra una meta molto gettonata per chi viene alle Lofoten. Ieri al centro informazioni ci avevano detto che era possibile che il traghetto non sarebbe partito il giorno dopo perchè "a volte succede". Questo inaspettato possibile inconveniente all'italiana mi ha fatto sentire a casa; anche se stamattina poi il traghetto c'era ed è partito puntuale.
Mi piace come qui gli enti, ma anche i singoli cittadini, si prendano cura degli utenti e del prossimo in generale. E' una sensazione di accudimento molto insolita per un italiano, che è costretto a combattere contro gli enti statali e, anche se non sempre, a vedere il prossimo con sospetto e diffidenza, perchè è facile che questi provi improvvisamente a fregarti. Paese di furboni... in questo momento non ho una grande nostalgia dell'Italia, anche se in genere sono molto patriottico quando sono in viaggio.
Qui le persone si fidano del prossimo, non sono indispettite dalla delinquenza, che non c'è proprio, e forse non si aspettano neanche che qualcuno provi a fregarli. A queste condizioni viaggiare è proprio un piacere; i treni, gli autobus e i traghetti sono mezzi di trasporto e non campi di battaglia in cui fronteggiare controllori pazzi, o semplicemente incompetenti, e scippatori professionisti, o semplicemente furboni. Adesso il mio zaino è in uno scaffale del traghetto, proprio davanti alla porta d'ingresso e sono sicuro che non lo toccherà nessuno. (ultime parole famose?... eheh)
A Narvik abbiamo un'ora, poi si prende il bus per Nordhjosbotn... Ah dimenticavo, la cena ieri sera è stata divertente con i milanesi, ma abbastanza tosta da inghiottire. Riso con funghi porcini e zafferano (un po' sciapo ma discreto) e zuppone di patate e funghi tipo polpettone brodoso ai limiti della commestibilità. Ha cucinato Carlo, uno dei milanesi. Loro sono in 4, di cui uno, milanese anche lui, l'hanno incontrato a Trondheim e oggi si separa di nuovo da loro per andare a Bergen. E' un programmatore, un tipo un po' solitario direi e molto stressato, sta in vacanza per rilassarsi. Gli altri sono un po' superficialotti, soprattutto Carlo; non apprezzano della Norvegia le stesse cose che piacciono a noi, e non credo che amino troppo l'idea del viaggio in sè. Comunque abbiamo passato un paio d'orette in allegria.
Il desmo se la dorme; come amministratore delle finanze prima denunciava un po' di carenze nella cassa comune. Dovrò approfondire la faccenda, anche perchè lui, rivendicando spudoratamente l'antico proverbio "chi mestica la pigna, se lecca lu cucchiaro" chiede soldi di continuo per la cassa comune e non da riscontro delle spese sostenute!
Dopo Capo Nord dovremmo stringere un po' la cinghia. Stavamo dicendo di passare dalla Polonia, molto più economica della Germania. Se ci passiamo potrò finalmente comprare il CD di Strobel!
Traghetto Svolvær Narvik
11.45 - Le condizioni di viaggio su questa carretta nel mare non sono certo all'altezza del traghetto Bodø-Svolvær. E' molto più piccola, ha meno posti a sedere e sobbalsa in modo impressionante. Sembra quasi di stare nel carro allegorico di Red. Il ponte superiore non è agibile a causa del forte vento che spira a causa della velocità, che mi sembra abbastanza elevata. Forse è per quello che non sta un attimo fermo. Il fastidio più grosso però è dato dal rumore del motore. E' continuo, sordo, con una modulazione costante che va da una frequenza bassa e breve ad una lunga e alta. Una roba impressionante. Per fortuna ho ancora i tappi per le orecchie delle ferrovie norvegesi. Ho dormito sdraiato su tre sedili fino ad adesso. Credo un'ora. Ieri abbiamo fatto spesa per 4 pasti fuori ostello (roba che non va cotta) e sembriamo degli emigranti veri e propri, che sulla spalla portano tutti i loro averi e in mano le buste del supermercato piene di vettovaglie.
Sto sentendo i primi effetti collaterali della cena di ieri... sono andato al bagno della nave (pulitissimo e profumatissimo) constatando che le patate, i porcini ed il riso fanno un macello nel corpo. La nave sta rallentando, o per lo meno ha abbassato il regime del motore. Credo che stiamo per arrivare. Nella nostra spesa di ieri sono compresi tre sigari: i sigari che festeggeranno l'arrivo sul punto più alto e più significativo. L'anno scorso eravamo in tre, ad Hel. Quest'anno siamo in due, ma i sigari sono sempre tre. Il terzo rimarrà intatto per sottolineare l'assenza di una persona. Eravamo ???. Sono contento. In generale. Siamo riposati, puliti (anche se Matteo non si fa la barba da quando siamo partiti, assomigliando sempre più ad un pellet), ???, ??? i posti che abbiamo visto e spinti dalla molla del viaggiatore, che vuole vedere sempre più posti, realtà, ambienti e persone nuove. La nave sta frenando vistosamente. Sento le orecchie che mi fischiano, ??? dalla ??? in un ambiente con 130db, nonostante i tappi. Ci ??? a scendere.
Notte all'aperto sopra al Circolo Polare Artico Indice
26 Agosto - ALTA
00.00 - E' mezzanotte esatta. E' cominciato il giorno in cui, speriamo, vedremo Capo Nord. Siamo ad Alta, a forse 4-500km dal tetto d'Europa. Forse anche meno. Siamo arrivati con l'autobus da Narvik, anche se ne abbiamo cambiati diversi. Almeno tre autobus diversi di cui l'ultimo è salito su un traghetto e abbiamo fatto così un bel tratto di mare, molto suggestivo, una piccola crociera tra i fiordi inaspettata e gratuita! Sul traghetto chiacchieriamo con dei mormoni dello Iuta, che io credevo norvegesi... purtroppo però in quella circostanza smarrisco il mio amatissimo cappellino rosso con la bandiera della Norvegia in rilievo (50 soldi). Che rabbia... Il viaggio è abbastanza tormentoso, i famigerati autobus rispettano abbastanza le aspettative negative, sono molto scomodi, almeno per me. Però la tratta è molto bella come paesaggio. Scenari davvero surreali, con alberi d'alta montagna in riva al mare e un sole al tramonto meraviglioso.
Arriviamo ad Alta verso le 10.30, ci lasciano in una zona industriale semi deserta. L'autobus domattina ce l'abbiamo alle 6.45, così decidiamo di aspettarlo all'aperto.
E' la prima notte che passiamo all'aperto, e guarda caso siamo 1000km sopra al circolo polare... Comunque non è freddissimo e il cielo sembra abbastanza sereno. Siamo in compagnia di due ragazzi di Trento, sono un po' svitati ma sembrano ok.
E... evento eccezionale, uno dei due ha il mio cappello rosso! Dice di averlo trovato nell'autobus e di aver chiesto in giro se fosse di qualcuno... non so quanto sia vero, comunque sono contento di averlo ritrovato. Ci siamo accampati su due tavolini da pic-nic, non sono comodissimi ma ci isolano da terra. Ovviamente non è del tutto notte, c'è il solito chiarore pre-alba piuttosto forte. Adesso faccio due foto poi provo a dormire, non ho troppa paura di eventuali malintenzionati, qui al Nord non sembrano essercene molti, comunque non si sa mai...
NordKapp e le luci boreali Indice
27 Agosto - NORDKAPP
12.39 - Finalmente siamo giunti nella tanto desiderata Capo Nord. Siamo arrivati ieri verso le 12.30. Sono già 24 ore che siamo qui e ce le siamo vissute tutte molto intensamente. Il posto è stupendo, anche se appena arrivati ci è venuto un po' in mente di chiederci "che cazzo siamo venuti a fare quassù"; però pensare di essere a 500km dal Polo Nord è emozionante e il paesaggio è molto suggestivo e unico. La notte ad Alta è trascorsa abbastanza bene, nessuno ci ha dato fastidio e abbiamo anche dormito parecchio sulle panche del tavolinetto da pic-nic.
Alle 8.15 è partito puntuale l'autobus per Honninsvåg, anche questo con altri 10 cambi lungo il percorso... però non ha accettato le riduzioni Interrail, probabilmente perchè è una compagnia privata.
Così per arrivare sull'isola di Capo Nord abbiamo speso quasi quanto per fare Narvik-Alta. Vabè, la rabbia per la spesa affrontata è presto mitigata dal paesaggio. Proviamo a dormire infatti, ma dopo poco ci risveglia la vista di queste lande deserte e sperdute, senza il minimo accenno di alberi o cespugli anche a livello del mare, e dalla vista, per la prima volta, di branchi di renne! Scattiamo foto in continuazione, entusiasti per la vista di questi animali, passiamo vari ponti e tunnel, finché non imbocchiamo quello sottomarino per Honninsvåg, dove termina la corsa dell'autobus (nota: provo a chiedere all'autista se il tunnel era scavato sotto il mare, ma lui non mi si fila per niente. Penso che sia incazzato per la confusione che stavamo facendo - in autobus c'eravamo solo noi due più i due ragazzi di Trento, addormentati - invece, poi, conoscendolo un po' meglio, dato che ce lo siamo trovato su diversi autobus, sembra una brava persona. Oggi addirittura - eravamo di nuovo solo noi 4 - ci ha indicato il corno di Capo Nord e ci ha chiesto se volevamo fare qualche foto dalla strada).
La tratta Honninsvåg-Capo Nord è di certo la più costosa di tutte. Oltre al già esorbitante prezzo del biglietto di 90 soldi ciascuno (30Km) c'è anche il biglietto d'ingresso nell'area di Capo Nord che sono la bellezza di altri 190soldi a testa. Dei napoletani sembra che siano riusciti a non pagare questo biglietto scendendo prima dell'ingresso e aggirando il casello d'entrata.
Effettuate le foto canoniche davanti al globo di ferro (veramente brutto) ci informiamo per il rientro, ma pare che ieri era tipo l'ultimo giorno in cui partiva l'autobus diretto per la Finlandia, e che sarebbe partito dopo 5 minuti. Decidiamo di restare ovviamente, affidando al destino il nostro imminente futuro. Com'è noto Capo Nord non è il punto più a nord d'Europa, bensì (non considerando le isole Svalbard) un lembo di terra sempre della stessa isola, distante in linea d'aria un paio di Km dal globo.
Mentre io ero rimasto vicino al globo per un sacco di tempo a vegliare sui bagagli, Matteo e i nostri due nuovi amici decidono di partire per l'escursione al punto più a Nord. Io all'insaputa di tutto, appena arrivano lascio loro i bagagli e me ne vado a fare un giro nel "centro commerciale". E' pieno di nulla. C'è un negozio enorme di souvenir, bagni (gratis), un cinema, una vista panoramica del cazzo. Al mio ritorno vedo i tre che anno coperto i nostri quattro zaini con un poncho e che sono pronti per partire, chiedendomi anche dove ero stato tutto quel tempo.
Gli zaini erano vicino al globo e avrebbero dovuto rimanere lì fino a mezzanotte. Io nello zaino grande ho l'hard disk con tutte le foto, dei soldi di riserva, i caricabatterie di fotocamera cellulare ecc... vestiti sacco a pelo... insomma, non posso rischiare di farmele rubare o portare da qualche parte come oggetto smarrito... di fronte alla mia obiezione passo per incazzato e rompipalle... che ne so... alla fine metto il mio zaino in uno sgabuzzino del personale della struttura insieme a quello di Matteo. Il "giretto" sarebbe dovuto durare 7 ore e mezzo tra andata e ritorno, secondo le informazioni date a Matteo da un turista tedesco che non ci era mai andato. Partiti per la spedizione percorriamo 6Km di strada asfaltata per arrivare ad un parcheggio che funge da base di partenza per le escursioni al Knivskjellodden. I primi 6Km evidenziano subito il maggior passo dei trentini su noi due (dotati di due zaini enormi). Arrivati al parcheggio vediamo che in una pensilina in legno c'è la mappa per raggiungere il Knivskjellodden, con indicata la distanza. Sono 9Km di strada impervia, segnalata però dalla traccia del sentiero e da sassi con delle T maiuscole in bella mostra. Incoraggiati ci incamminiamo. I primi 3Km scorrono bene. Siamo in un ambiente incontaminato, molto simile alla tundra; a terra non c'è altro che erba, muschio e licheni, tra sassi affioranti. Il terreno fuori dal sentiero è morbido e intriso d'acqua. Per non rischiare di ritrovarci le scarpe bagnate è indispensabile camminare solo nella traccia segnata. Laddove il terreno è troppo bagnato, sono state stese delle tavole in legno a mo' di ponte. Intorno a noi il nulla. Incontriamo solo una decina di persone sulla via del ritorno. Protagoniste della nostra passeggiata sono state senz'altro le renne!
Sono animali molto grandi, più piccoli di un cavallo, con lunghe corna e mantello che inizia a cambiare colore in questo periodo... qualcuna è bianca, altre sono marroni, altre bianche a chiazze marroni. Le corna sono davvero impressionanti. Sono lunghe e coperte da una peluria, dall'aspetto vellutato.
Quando passiamo cercano di allontanarsi da noi dopo averci fissato e annusato l'aria. Il cammino continua senza intoppi a parte qualche passo estremamente fangoso, da oltrepassare saltando da un sasso all'altro. Fino al 6-7° km il percorso è pianeggiante, per poi iniziare a scendere. La discesa è abbastanza agevole, passando vicino un ??? che porta ad una serie di laghetti e poi ad un lago più grande. Bellissimi i riflessi della montagna sull'acqua e tutta la cornice di quel panorama. Numerose le foto scattate alle renne, ma una in particolare mi ha coinvolto particolarmente. In una zona di grandi rocce in prossimità del mare, una renna non da segni di disturbo pur essendomi avvicinato molto per fotografarla.
Al ché mi avvicino ulteriormente finché un'altra renna dalle corna più corte non emette un suono, che fa voltare la prima per rispondere. Vedendo un secondo esemplare che arrivava e sentendomi un po' in pericolo, non mi avvicino ulteriormente ed aspetto per decidere il da farsi. Il secondo animale vedo che è un cucciolo, che chiama a gran voce la mamma per farsi allattare. Una volta avvicinatosi prova a succhiare un po' di latte, ma credo invano, data la sua età ???. Momento bellissimo e quasi da documentario. I due si allontanano indisturbati della mia presenza, forse perchè ero sottovento. La discesa però è stata caratterizzata da un altro incontro: quello con la nebbia. Era una nube densa, bianca, fredda, proveniente dal mare e con buone probabilità dal Polo (che ricordiamo si trova 500km sopra di noi). Essendo formata da aria molto fredda è rimasta aderente al mare senza sollevarsi. Una volta giunti a destinazione leggiamo su una lapide la nostra latitudine: 71°11'08", contro i 71°10'02" di NordKapp. Bella prova. Però è freddo non si vede un cavolo. Foto di rito davanti al cippo marmoreo. I riti non sono però finiti.
17.51 Michele non ce la fa più a scrivere, siamo in un autobus verso Karasjok, una cittadina della Lapponia dimenticata da Dio. Abbiamo sonno eci fanno male le gambe e i piedi per la camminata di ieri. Se tutto va bene ci aspetta un nottata in autobus, se va male in strada. Dopo le foto di rito e le firme nel guest book eseguiamo un brano di De André (sempre davanti al busto di cemento). Il brano è Inverno, scelto per l'attitudine della nebbia che sale e per il tema di chi parte e di chi rimane, ovvero di chi va in Interrail in Scandinavia e di chi resta a casa a giocare col computer.
Scendiamo fino al mare, sulla vera e propria pietra di granito più a nord d'Europa, di cui io ne prendo un pezzo e Michele una provetta d'acqua.
Dopo la performance canora torniamo via subito, anche perchè siamo in mezzo ad un "banco" di nebbia che va da NordKapp al Polo, quindi è abbastanza sconsigliabile rimanere.
Saliamo a velocità sostenuta e ci troviamo fuori dai guai in meno di un'ora. Da sopra la vista è di nuovo stupenda e fioccano le foto. Ma la via del rientro è assolutamente devastante per tutti. Ci fanno male i piedi e le gambe e nessuna delle macchine che abbiamo cercato di fermare ci risparmia i 6Km dal parcheggio al rifugio.
Le condizioni fisiche sono disperate, alcuni pregano, altri bestemmiano, Stefano si muove a commozione e prende i mio zaino, che era pesantissimo, e piano piano raggiungiamo il rifugio di Capo Nord dove ci diamo una sistemata.
Trenta i chilometri totali stimati, ma non è escluso che siano di più. Approntiamo un bivacco sotto una tettoia di legno abbandonata, con tanto di pedana in legno isolante e ci abbandoniamo al sonno ristoratore.
Il sole non ci ha abbandonato mai, credo che sia sorto intorno alle 3.30, ma il chiarore c'è stato sempre. Come pure non è mai mancato il freddo! Abbiamo davvero battuto i denti tutta la notte. Stamattina mi sono alzato alle 8.10, al sole si stava meglio.
Dopo aver suonato un po' la chitarra, abbiamo espletato le ultime formalità di corsa (cartoline, scaricamento delle foto, foto con il sugo tedesco...) e poi siamo montati sull'autobus delle 13.15 per Honninsvåg, dove abbiamo pranzato. Adesso siamo diretti a Karasjok, abbiamo ancora alcune riserve alimentari, ma l'idea di passare la terza notte di fila all'aperto non mi entusiasma per niente...
Karasjok
La fuga dalla Norvegia non è andata a buon fine; siamo ancora in terra norvegese. Ci siamo rifugiati in un camping in delle casupole di legno molto economiche. Siamo sull'ordine dei 125 soldi (circa 15 euro) cadauno. Dopo una cena frugale mentre fumavamo il sigaro della vittoria abbiamo intravisto un accenno di aurora boreale. Profonda emozione di tutto il gruppo quando abbiamo capito che non si trattava solo di un accenno ma di una aurora seria, forte e luminosa. Decine di foto scattate. Ecco un altro eccesso: l'aurora boreale ad agosto; alcuni norvegesi hanno detto che erano 17 anni che non si verificava in questa stagione. E noi siamo qua, con il cielo limpido, temperature miti e aurora boreale molto intensa.
Pippate finali sotto l'aurora, con un pensiero al grande assente, a cui consegneremo il terzo sigaro intatto, testimone dell'assenza ingiustificata.
Domani andremo a Rovaniemi partendo alle 9.30 e arrivando alle 17.00 circa. Un viaggio massacrante che però ci porterà in territorio euro e soprattutto ci permetterà di prendere il treno, abbandonato ormai da diversi giorni... un Interrail senza treno non riesco a concepirlo... ci ha dissanguato economicamente per i trasporti via nave, macchina, autobus, obbligatori però per raggiungere Nordkapp. In Finlandia ci sarà il problema del fuso-orario: le macchine fotografiche dovremo aggiornarle? l'ardua sentenza a domani.
Finlandia: inizia la discesa Indice
28 Agosto - KAVNISPAA
14.00 Siamo in terra finlandese. Abbiamo aggiornato gli orologi e le macchine fotografiche. Kavnispaa è un paese tra Karasjok e Rovaniemi. Stiamo passando tra radi boschi di conifere con un sottobosco erboso; ci sono moltissime renne che obbligano l'autista a repentine frenate per non investirle.
Poco fa abbiamo fatto spesa in un supermercato SPAR (l'equivalente del nostro DESPAR) per il pranzo, cena merenda e colazione, con in più una stecca di cioccolato nera fondente. 10euro. Si vede proprio che non siamo più in Norvegia! L'autobus fa un sacco di fermate, che unite alle fermate delle renne dilatano i tempi. Si sta comodi in compenso. Questa mattina ancora sbronzi per l'aurora boreale abbiamo cercato qualcuno per parlarne. Matteo lo ha detto subito al vecchietto della Georgia (USA) che ha smontato tutto dicendo che lui l'ha vista in Alaska e ne ha sentito anche il rumore... andremo in Alaska!
Rovaniemi: la compagnia si scioglie Indice
29 Agosto - ROVANIEMI
11.40 Credo che l'aurora boreale non sia definibile con parole comuni; probabilmente ha anche qualcosa di mistico. Lo spettacolo cui abbiamo assistito a Karasjok vale i molti duri giorni di viaggio fino a qui, anzi è molto di più. Una ricompensa spropositata per un sacrificio minimo.
La serie di coincidenze, se così le si possono chiamare, che hanno fatto si che potessimo assistere a quello spettacolo della natura senza eguali (come l'assenza dell'autobus diretto per Rovaniemi, il cielo limpido, la temperatura mite, la prontezza di Elena che ci ha smentito che non era possibile avvistarla e che ha inoltre avvistato i primi accenni di aurora, nonché il fatto che si sia ripresentata in estate dopo ben 17 anni e non in modo appena accennato, ma così spettacolare e magnificente) non sono considerabili semplici coincidenze.
Per questo provo una profonda gratitudine verso chi o cosa ha reso possibile tutto ciò.
Adesso siamo a Rovaniemi. Il viaggio ieri è stato estenuante: 9 ore sull'autobus per fare 350Km... Io e Michele ci siamo anche presi un bel mal di gola, per via dell'assurda aria condizionata a manetta.
Fino a Rovaniemi siamo rimasti in compagnia di Elena e il suo amico Carlo e ovviamente di Stefano e Giovanni, che ancora sono con noi. Elena e Carlo sono partiti ieri per Helsinki, noi siamo rimasti una notte in questa città. Adesso stiamo aspettando l'autobus per il villaggio di Babbo Natale e per il Circolo Polare, ma già ci aspettiamo una gita deludente.
La città è orribile, non c'è assolutamente niente, fuorché ubriachi e depressione. Le finlandesi non sono belle come le svedesi o le norvegesi, e finora non abbiamo visto assolutamente niente di interessante. L'ostello di turno è un ex albergo, quindi per la prima volta abbiamo avuto il bagno in camera: una nota positiva.
La cucina in compenso è divisa su due piani (il sotterraneo e il secondo piano...) ed è pressoché inservibile.
Arrivati a Rovaniemi ci ferma un cinese - subito rinominato dal desmo "Doraimon" per via delle spropositate dimensioni della sua testa - che ci chiede a tutti i costi un passaggio fino ad Helsinki, perchè non so come ma aveva capito che avevamo una macchina (o un autobus probabilmente, dato che eravamo in 6). Spiegato l'equivoco, non so quanto in modo efficiente, si allontana e va a comprare i biglietti per il treno. Adesso andiamo a prendere l'autobus per il Napapiri, spero che ne valga la pena, anche se per noi che veniamo da Nord, non credo che sarà così tanto emozionante...
Di nuovo sui binari fino ad Helsinki Indice
30 Agosto - HELSINKI
18.05 - Renne, betulle e laghi; non credo che ci sia altro in Finlandia. Il villaggio di Babbo Natale non ci ha emozionato, come previsto, ma non c'entra niente il fatto che eravamo stati a Capo Nord... E' una specie di città della domenica senza divertimenti, ma piena di negozi di souvenir. Anzi credo che ci siano solo negozi di souvenir. Comunque le cosette da comprare sono carine e a prezzi non impossibili. Su tutti spicca l'acquisto del coltello Marttini con custodia in pelle e l'incisione "Interrail 2006" (Michele l'ha comprato poi a Rovaniemi centro): un bel ricordo di questo viaggio. I cartelli stradali con pericolo di renne esistono veramente, in effetti questi strani animali costituiscono un periocolo reale per i guidatori, e molti hanno per questo motivo due fari aggiuntivi molto potenti.
Fatta spesa in supermercato (20euro, dovremmo stare bene per 2-3 giorni; in Norvegia non ci facevamo neanche un pranzo con gli stessi soldi), ceniamo alla stazione su un comodo tavolino con sedie con degli stupendi panini autocostruiti, farciti di affettati, insalata russa ipocalorica e cetrioli.
In realtà non vediamo l'ora di andarcene da Rovaniemi, città vuota e deludente. Il viaggio in treno non è comodissimo, i sedili sono strani e si dorme male, anche se alla fine le 11 ore volano via senza problemi, anche perchè dalle 9 a mezzanotte ci mettiamo a suonare e cantare in una zona della carrozza poco affollata.
Adesso siamo ad Helsinki, in un ostello abbastanza carino vicino all'attracco della Viking Line (la famosa Trombonave) per cui abbiamo prenotato una cabina per domani sera (33euro a testa con lo sconto Interrail). Helsinki è carina come città, sicuramente meglio di Rovaniemi e Oslo anche se, per dirla col Prox, "non è che m'ha dato quella botta d'emozione che m'aspettavo". Giriamo un po' per il mercato insieme a Giovanni e Stefano, e conosciamo Johnny, un fotografo che ha una bancarella lì, californiano, molto simpatico e disponibile; ci parliamo un po' di fotografia, poi ci da il suo sito (jcjordanphotography.com) e ci invita a delle lezioni di fotografia itineranti per la California.
Pranziamo presso una bancarella di pesce con un Mixer da 10euro (diviso in due) in cui c'è un fritto misto favoloso e un bel pezzo di salmone con pepe rosa. Da leccarsi i baffi. Dopo andiamo un po' al centro, ma siamo molto stanchi: io compro una nuova custodia per la macchina fotografica, poi torniamo in ostello e stravacchiamo sui letti.
La mitica Trombonave Indice
31 Agosto - HELSINKI
16.20 Stiamo per imbarcarci sulla famigerata Trombonave, anche se per adesso al check-in ci sono solo anziani. Ci è venuto il sospetto che la Viking Line si trasformi in Trombonave solo il sabato sera, nel senso opposto tra l'altro.
Dovremmo partire tra pochi minuti, per arrivare tra appena 20 ore. Fortunatamente abbiamo una cabina, quindi dovremmo viaggiare bene. Helsinki non è malaccio come città, siamo stati al mercato principale e abbiamo girato il centro. E' una città moderna, ma piena di vita e dall'aspetto ospitale, sembra molto vivibile, anche se certo, non è la città più bella che abbiamo mai visto. Oggi siamo stati nelle due chiese principali, sono assolutamente bruttissime. Si salva la più antica, una chiesa ortodossa a mattoncini, ma stilisticamente stanno entrambe ampiamente sotto la media.
Sembra che cominci l'imbarco.
Trombonave
17.20 Siamo appena imbarcati nella Viking Line Mariella. All'imbarco il cancello automatico del check in comincia a suonare l'allarme dopo il mio passaggio perchè, a causa dell'enorme bagaglio, aveva contato due persone. Ci rimediamo una interessantissima ammiccata della hostess finlandese e ci dirigiamo verso la regina del Baltico.
Sembra che Michele abbia visto una ragazza di rara bellezza, probabilmente una modella; ma una su 4000 passeggeri non è certo quello che ci aspettavamo dalla Trombonave. Comunque la serata è ricca di eventi e non mancherà il divertimento.
La numerazione delle cabine comincia da 2000, dal basso verso l'alto: noi abbiamo la numero 2029, praticamente siamo dentro la chiglia di questo ferro vecchio, a 20 metri sotto il livello dell'acqua. Non è il massimo per chi soffre un po' di claustrofobia. Comunque è molto spaziosa, i letti sono comodi e il bagno è molto grande (allestito subito ad armadio per i bagagli)
23.04 Una puntualizzazione, in questa nave ci sono 10 Deck, numerati in ordine crescente dal più piccolo al più grande. Il 10 è il Deck del comandante, al deck 7 c'è il pub e il ristorante, poi ci sono le cabine. Al deck 4 e 3 ci sono le automobili e i camion. Noi siamo al Deck 2... sotto alle macchine in pratica. Il Deck 1 è accessibile solo al personale di servizio: il piano più basso in cui arriva l'ascensore è il nostro. Vicino alla nostra cabina ce n'è un'altra da 4 con un finlandese, un anglo-finlandese sedicenne alcolista, un pederasta e uno spacciatore di alcolici illegali. Sotto al cartello vietato fumare e bere ci sono delle cicche di sigarette e delle lattina di birra vuote. La Trombonave è anche questo.
Adesso siamo al deck 7, pur essendo giovedì la maggior parte delle persone a bordo è ubriaca fradicia e ondeggia, malgrado la nave non accenni al minimo beccheggio.
Stefano ha fatto subito amicizia con il sedicenne e ci siamo portati lui e il finnico sul ponte alto della nave a chiacchierare. Quando si sono morti di freddo, dopo essersi scolati le 24 birre che avevano comprato al duty free (18euro) io e Michele ci siamo fermati a cantare un po' all'aperto, ma c'era il rumore dei motori e siamo rientrati. Sembra che tutti si ubriachino, il chè non è necessariamente la stessa cosa di divertirsi.
A Stoccolma non c'è posto Indice
1 Settembre - Treno STOCCOLM-MALMO
18.19 Siamo di nuovo in viaggio. Questa mattina appena arrivati a Stoccolma abbiamo trovato tutti gli ostelli con posti esauriti! Da non credere. Siamo a Settembre e ancora c'è gente in giro! :s Il viaggio di ieri notte è andato bene. Purtroppo essendo un viaggio infrasettimanale non c'erano molte trombonaviste che affollano la nve prevalentemente il venerdì e il sabato. Tuttavia ho fatto conoscenza con una bella trombonavista finlandese, di nome Biscia..Triscia..Piscia o qualcosa di simile. Quattro chiacchiere in un inglese stentato (il mio) presentazioni di altre sue amiche trombonaviste, invito a ballare e cordiale congedo da parte mia (perchè "questa sera non ho fame"). Incontro degno di nota è quello con il finlandese-inglese distrutto (di nome Vile). E' un ragazzo di 16 anni, biondo, che indossa un pigiama a maniche corte con un gilet ottocentesco color grigio fumo. Indossa un cappello da baseball nero girato da una parte. Lo sguardo è spento e offuscato dall'alcool.
Per omaggiarci come italiani, ci ripete in continuazione "capito tutto perchè sono molto molto intelligenti..."
Dice che l'ha sentita in televisione.
Il sedicenne distrutto deve vedere per forza una TV distrutta. L'alcool scorre a fiumi, sottoforma di 24 lattine di Heineken comprate per 18euro sulla nave. I nostri amici trentini hanno seguito strade diverse: Stefano ha bevuto una bevanda alla liquirizia che lo ha ridotto in stato comatoso dopo pochi minuti, durante i quali ha vagabondato per la nave cadendo dalle scale e strappandosi i pantaloni per poi raggiungere la cabina per strade a noi ignote. Giovani invece ha seguito il gruppo del sedicenne distrutto, dell'anglo-finnico, del pederasta e dello spacciatore di alcool illegale, sui locali della nave, rimanendo sempre però cosciente. Il pub è veramente carino, con un chitarrista-cantante molto bravo. La vita e gli svaghi non mancano. Il casinò, l'alcool, la discoteca, il pub... la topa.
In finlandese fica si dice PILLU: più pillu pi tutti!
Questa mattina i trentini se ne sono andati: la separazione è stata spiacevole per entrambi i gruppi, ma loro non potevano far altro che prendere l'aereo di ritorno. Ci siamo scambiati gli indirizzi email per risentirci in futuro.
Il programma di questa sera è chiaro: arrivo a Malmo, partenza per Berlino e da Berlino partenza per Varsavia. Domani dovremmo essere a Varsavia.
La tappa più lunga Indice
2 Settembre - BERLINO
06.42 Questa di oggi probabilmente è la tappa più devastante del viaggio. Helsinki-Varsavia senza soste è quasi pazzesco. Adesso siamo sul frammento di viaggio finale, sull'espresso Berlino-Varsavia. Il treno per Berlino è stato ricco di sorprese. Notiamo che i vagoni letto sono solo 2 dietro a una decina di vagoni merci. Dopo una certa esitazione, senso di colpa e imbarazzo ci rendiamo conto che le cuccette per cui abbiamo la prenotazione sono di prima classe. Incredulo chiedo di persona al controllore tedesco spiegazioni, ma del discorso in pseudo inglese che ci fa ne cogliamo meno della metà annuendo passivamente. Comunque è ufficiale: stanotte si dorme in prima. I posti tra l'altro ci sono stati dati erroneamente, infatti io e Michele siamo in due cabine separate. Io sto completamente da solo e lui con Sara (australiana dell'87) che sembra promettere gran bene per il desmo, ma che crolla inesorabilmente dal sonno mentre lui si lava i denti nel bagnetto della cabina. Sto per coricarmi quando vedo che ci hanno imbarcato in una nave... Esco per dare un'occhiata e in effetti sembra proprio che la tratta per Berlino sia via mare fino a Rostok. Altra crociera gratis e totalmente inattesa. La nave però non è certo la Vikin Line... per terra ci sono corpi dormienti di autotrasportatori alcolizzati e tutti gli scompartimenti sono pieni di gente dall'aspetto poco raccomandabile, di certo non ci sono i turisti, anzi probabilmente gli unici turisti siamo noi. Così, accantonata l'idea della "notte pazza con l'australiana", io e il desmo ci introduciamo nel duty free, pieno di alcolisti ovviamente. Le lattine di birra sciolte costano 10SEK, una cassa da 24 85SEK, quindi la scelta è obbligata. Così, verso le 22.00 stavo per addormentarmi nella mia comodissima cabina di prima classe e pochi minuti dopo uscivo da un duty free con 24 lattine di birra e mezzo chilo di Bounty.
Dato che sulla nave è vietato consumare le birre del duty free, ce ne andiamo in cabina e ce ne scoliamo 3 uno (di pessima qualità).
Stamattina il risveglio è stato traumatico. Scopriamo di essere a Berlino dopo circa mezz'ora che il treno era fermo... Così il controllore ci caccia brutalmente dal vagone e arriviamo in strada in condizioni disperate da semi-vagabondo nomade con intossicazione da alcolici e relativa dipendenza.
Chi per invidia e chi con disprezzo, alla stazione di Berlino ci guardano tutti: o meglio guardano la cassa di birra, poi noi. Gli alcolizzati ce la invidiano, le mamme coprono gli occhi ai loro bambini, la gente comune ci disprezza.
Se troviamo posto a Varsavia sarà necessaria una lunga serie di lavaggi a persone e cose di nostra proprietà.
Il treno è polacco, ma il controllore è tedesco, ci ha persino chiesto la "carta ti itentificazionen" però poi ci ha salutato con un "mille grazie".
9.40 Stiamo valutando l'idea di raggiungere mamma e papà ad Ancona, pare che saranno lì fino al 9 settembre. Così potremmo dare un degno epilogo a questo interrail (il famoso degno epilogo per cui l'altr'anno siamo tornati da soli a Parigi...) Dopo Budapest tiriamo via fino alla costa croata e poi in traghetto diretti ad Ancona. Risolveremmo anche le annose questioni del biglietto Interrail globale in Italia, l'unico dubbio è relativo alla marca da bollo sul passaporto, che pare che in Croazia la richiedano. Ci informeremo una volta varcato il confine ungherese.
Flashback: Karasjok
Distesi a terra ad ammirare l'aurora boreale, ci lanciamo nell'elencare le bellezze viste in Norvegia. Prima su tutti Elena elenca una miriade di posti, avvenimenti ed animali: le foche, le balene, l'aurora, la spiaggia bianca, le orche, le aquile pescatrici... viene interrotta da Stefano con un categorico "noi non abbiamo visto un cazzo!"
Amministrazione Finanze: Metodo BIBBI
Quest'anno abbiamo attuato una tattica molto utile per l'amministrazione dei soldi destinati a biglietti, cibo, bevande, sfizi... cioè tutte quelle che ti portano via un sacco di tempo per farsi ridare i soldi dall'altro, con problemi immancabili di debiti non saldati o saldati male.
Il cosiddetto "Metodo BIBBI", in memoria del compianto Mario, consiste in una cassa comune, rimpinguata da ogni componente del gruppo con una cifra uguale. All'esaurimento della cassa corrisponde un nuovo versamento collettivo, con banconote di grosso taglio. In questo modo solo uno fa la fila alle biglietterie e nessuno prende il suo resto preciso fino all'ultimo centesimo.
Potrebbero essere sollevate obiezioni seguendo il notissimo detto "chi mescolala pigna se lecca lu cucchiaru", ma l'imparzialità e la correttezza dell'amministratore della cassa non deve essere messa in dubbio.
10.16 Ma che cazzo ci andiamo a fare a Varsavia!?
14.44 Ci siamo da poco insediati in un minuscolo appartamento al quindicesimo piano (l'ultimo) di un palazzone ad 1Km dalla stazione. E' di proprietà di un signore sulla sessantina, baffuto, che ci ha avvicinato appena ci ha visto vagare nella stazione e consigliatoci anche dal servizio informazioni turistiche. Una volta pattuito il prezzo (150zl, circa 37,5euro) ci ha accompagnato e solo una volta entrati ci ha informato che sua madre vive lì...
La signora è gentile, si chiama Cristina, parla solo tedesco (oltre al polacco) e conosce l'inglese sottoforma di 4 vocaboli. Ci ha offerto due the, in due bicchierini tipicamente sporchi e per questa sera sembra che voglia prepararci una zuppa di gallina. Quando ci parla io rimango immobile, mentre Matteo annuisce sempre, anche se a discorso finito non capisce molto. Ora ci aspetta una doccia, un po' di riposo, dopodichè zuppa della nonna e girazzo in centro.
"Stamo bene..."
Varsavia con "Mother" Indice
4 Settembre - Treno Varsavia-Budapest
8.50 Stiamo per arrivare a Budapest, dopo un viaggio in treno di circa 12 ore. Michele ha dormito bene, anche perchè avevamo un'intera cabina a 6 cuccette per noi, io invece ho avuto un po' di mal di testa, così sono andato in un'altra cabina.
La sera a Varsavia è scorsa via molto bene, abbiamo fatto un bel giro per il centro (molto molto bello, al contrario di quanto ci avevano detto) e abbiamo cenato al ristorante Corleone, dove abbiamo mangiato delle bruschette su tramezzini e una pizza senza pomodoro.
La notte una bella e profonda dormita, anche se Michele riferisce di essere stato preoccupato dalla sinistra presenza di Mother. Mother (Cristina) ci sveglia e ci prepara una colazione a base di crostini al burro e affettato. Vuole arruffianarci per spillarci un'altra notte nella sua topaia, tanto che ci propone l'affarone di 75zl anzichè 150. Comunque non cediamo alle sue lusinghe e teniamo duro.
Il giorno prima abbiamo avuto la malaugurata idea di far fare il bucato a Mother. La claudicante polacca dalla testa ondeggiante sembra averli puliti bene i panni, ma per nessun motivo li vedremo mai asciutti prima di 3-4 giorni, anche perchè li ha messi ad asciugare al chiuso (probabilmente per costringerci a rimanere). Inoltre, con un sinistro giro di parole, convince il desmo a sganciarle 50zl per l'acquisto di ACE (12euro di Ace bastano per l'intero palazzo...) e non accenna a portare nessun resto. Così oltre al danno dei panni bagnati, anche la beffa dei 50zl, che non tornano indietro neanche in parte, neanche quando il desmo scrive esplicitamente su un foglio "50zl ACE". Mother capisce perfettamente comincia una moina ad indicare che per lavare i panni ha faticato molto e si vuole tenere la grana. Si salva solo quando ci "parla" della guerra, racconti interessanti davvero, anche se uscire dal vortice della sue parole è molto difficile, e anche decifrare quella specie di tedesco/polacco non è semplice.
Al di là della singolare esperienza con Mother, la visita a Varsavia è stata molto positiva, la città ci è piaciuta molto, a parer mio anche meglio di Cracovia, soprattutto il centro storico, ovviamente restaurato di recente. Da Empik acquisto un CD di Strobel, anche se non è quello che volevo e l'ultimo di Gilmour, a 12euro non credo che l'avrei mai trovato in Italia. Poi ci rituffiamo nel centro storico per le ultime due orette e facciamo ritorno in stazione.
Nota: abbiamo acquistato una sveglia russa per 30zl.
Nota: Un indigeno ubriaco chiede a Michele qualcosa di incomprensibile (poi abbiamo capito che chiedeva i vuoti della birra per la raccolta, perchè qui ti pagano se gli porti i vuoti) al ché Michele risponde in italiano "non te capisco" e il compare sorridendo, anch'egli in un insospettabile italiano "non fa niente, non fa niente..."
Sul treno per Budapest l'improbabile scenetta da vagabondi col desmo che cerca di stendere i calzini vicino al finestrino del treno, generando un'umidità paurosa all'interno della cabina, per ovviare alla quale costringe la camerata a tenere il finestrino aperto tutta la notte, causando il raffreddore dei dormienti. Stamattina per altro i calzini erano bagnati come ieri. Io comunque ho dormito in un altro scompartimento tutto per me per via del mal di testa :)
9.25 Abbiamo appena scoperto di essere a Bratislava! A ques'ora dovevamo essere a Budapest il che significa che il treno porta minimo 3 ore di ritardo.
Budapest bella e fastidiosa Indice
5 Settembre - BUDAPEST
8.52 Alla fine il ritardo è stato di 4 ore... veramente estenuante, su una tratta che dovrebbe durare 12.. in realtà ancora non abbiamo visitato Budapest, ma anche se archittetonicamente sembra molto bella, non è elegante e accogliente la gente che ci abita.
Sembra di stare sempre dentro un mercato napoletano. Appena scesi dal treno ci hanno bombardato per appiopparci delle sistemazioni domestiche (tipo Mother) in modo incessante e fastidioso.
Compensa la bionda navigata con gli occhi verdi che, mentre tentava di screditare l'ostello presso il quale avevamo già fatto una prenotazione, comincia a parlare improvvisamente italiano perfetto dopo che mi sente dire al desmo "a questa mi dispiace dirle di no perchè ha begli occhi".
Usciti dalla stazione stessa petulante insistenza, ma questa volta non si trattano appartamenti ma favori sessuali. Due coppie di bionde navigatissime (probabilmente anche di recente) tentano di adescarci con la medesima tecnica di chiederci se conoscevamo un locale dove poter prendere un caffé, dopo averci sfilato di mano la cartina.
La sera a cena ancora di nuovo stesso problema per il ristorante, i cui imbonitori si litigano i passanti a colpi di coppe di gulasch.
L'ostello invece non è niente male, è centralissimo, stiamo proprio sopra il corso principale, e praticamente deserto (probabilmente perchè la maggior parte delle persone va dagli affittacamere).
Con 18.000 fiorini ci stiamo in due per due notti in una camerata da 6 tutta per noi.
Ieri sera a cena quindi ci siamo concessi il ristorante più lussuoso della zona e abbiamo mangiato due belle coppe di gulasch e un enorme mix di carne e verdure con due birre da 0,5. Il tutto per 25euro in totale; una volta ogni tanto si può fare.
Abbiamo già prenotato il treno per Zagabria, quindi il rientro avverrà via mare presso il porto di Ancona. La frase del viaggio potrebbe essere: Arrone-Ancona (via NordKapp).
Budapest
23.22 - L'intera giornata l'abbiamo dedicata alla visita di Budapest. Con l'aiuto di una cartina senza i nomi delle vie, tipo mappa del tesoro di Paperino, abbiamo visitato la chiesa scavata nella pietra presso la cittadella, la chiesa di San Giorgio, la chiesa di San Matias, il monumento ai pescatori, il ponte delle catene, il parlamento, la basilica di Santo Stefano e tutte le ragazze favolose relative lungo la strada. Molto belle di certo, anche se non all'altezza di svedesi e polacche. La città è molto bella, in alcuni tratti si avvicina un po' allo stile di Parigi, anche se manca un po' di eleganza. Sembra una signora bella un tempo stesa in modo un po' goffo sulla riva del Danubio. Tutte le persone sembrano soffrire un po' della situazione economica non troppo favorevole e chiedono soldi in continuazione e in modo insistente e spesso fastidioso. Come dicevamo qualche minuto fa con Dionigi (un ragazzo ungherese che lavora in ostello e che ha viaggiato in America per 10 anni) il problema post-comunismo dell'Ungheria è molto simile a quello polacco. Le maggiori attività sono state vendute all'estero e i locali lavorano come mano d'opera e non crescono economicamente, anche perchè sono oppressi dalle tasse. Così cercano di fare qualche soldo in più illegalmente affittando le camere ai turisti al nero o con la prostituzione e così via. La città sostanzialmente è molto povera, anche se si atteggia da gran signora e i giovani tentano di avvicinare lo stile di vita americano.
Il pranzo è stato molto problematico, in quanto in questa città non esistono chioschetti economici di panini, ma solo ristoranti pseudo economici. Così abbiamo girovagato per la città fino alle 3, rischiando seriamente di morire di fame (come a Varsavia del resto) finche non ci siamo rifugiati in una panineria, che faceva veramente al caso nostro... non a caso ci lavoravano tre ragazze molto provocanti (vabè, per provocare noi basta poco...)
Una ragazza carina e molto gentile che lavora nella panineria, ci ha indicato un paio di locali notturni "non turistici" di Budapest. Non so se andremo, siamo molto stanchi e domani ci aspetta un viaggio denso di difficoltà e possibili imprevisti.
Stasera abbiamo cenato al ristornate di fronte a quello di ieri, ma ci è andata male, abbiamo speso 10euro in più... in compenso il desmo ha trafugato un simpatico bicchierino di Unicum, che pare lo facciano da queste parti. Domani dobbiamo acquistare l'assenzio, fare spese, visitare il museo e correre alla stazione entro le 15.00.
Flashback: I BARBONI DEI TRENI
L'anno scorso nel viaggio di rientro tra Parigi e Milano, abbiamo incontrato una ragazza italo-francese che ci ha aperto nuove frontiere sul nostro modo di viaggiare e come ci vede la gente esterna. Ricordiamo che Matteo anche l'anno scorso non si era mai degnato di farsi la barba, diventando così una pallina di pelo (il cosiddetto PELLET). Una volta entrati nello scompartimento da 6 cuccette chiediamo al signore che dormiva in basso nel primo letto di spostarsi per permetterci di abbassare il lettino e convertirlo in sedile, giusto per le prime ore di viaggio. Il signore essendo francese non capiva una mazza e quindi con l'aiuto della ragazza sopracitata lo convinciamo a spostarsi. Matteo successivamente parlando con la ragazza da solo, riceve una confidenza: "credevo che voi foste i vagabondi dei treni..." Io aggiungerei i "famosi" vagabondi dei treni...
Quest'anno dopo alcuni scabrosi fatti ci siamo soprannominati da soli "vagabondi dei treni". L'atto che ci ha definitivamente consacrato come tali è stato sicuramente la stenditura dei calzini bagnati (lavati da Mother) sul treno Varsavia-Budapest. All'interno dello scompartimento con 6 cuccette, in alto sopra alla finestra c'è una sorta di portabagagli in metallo, fermato da un reticolato. Da buoni vagabondi dei treni ne abbiamo approfittato, stendendo i nostri calzini in bella vista dall'esterno. Vergogna e imbarazzo totale nelle fermate alle stazioni gremite di gente...
La storia dei calzini bagnati non si è però esaurita con l'asciugatura sul treno. L'acqua di Mother, unita al clima umido ungherese, hanno prolungato i tempi di asciugatura fino all'inverosimile! dopo due pellegrinaggi in un ostello dotato di asciugatrice (infruttuosi causa guasto della stessa) eravamo ormai rassegnati a stendere i panni al sole della nostra terra natia. Atto risolutivo è stato invece la stenditura sotto la rete del letto a castello dentro alla nostra stanza. Asciugatura perfetta a costo zero.
Per il clima che abbiamo incontrato possiamo solo ringraziare gli angeli verdi che ci hanno protetto dagli impulsi del maligno, sopiti dalla distanza e dalla positività di tutto l'ambiente (solo per addetti ai lavori).
L'ultima prova Indice
6 Settembre - KONYSCINA
21.45 Siamo in Croazia, dentro un treno, fermi alla stazione di cui sopra... la situazione è delicata. Quest'ultima tratta sembra una specie di livello finale, in cui tutte le difficoltà si condensano: incomunicabilità col personale, orari non certi, bagagli pesanti come non mai, necessità di beccare le coincidenze e, ciliegina sulla torta, il guasto del treno che ci fa stare fermi qui da quasi mezz'ora. Dovremmo essere a circa un'ora di treno da Zagabria. Da lì dovremmo prendere un altro treno, che forse è questo stesso, per Knin, da cui ancora un altro per Zara.
Il capotreno non parla inglese e dice sempre "sì", il ferroviere in testa al treno ungherese sta cucinando e dice di essere croato e di capire solo il tedesco.
A Zagabria inoltre dovrebbero salire un sacco di persone a giudicare dalle prenotazioni sulle porte. Forse la faccenda è che a Zagabria divideranno il treno, così solo una parte andrà a Knin e quindi a Spalato; questo spiegherebbe perchè il sito della DB ci diceva di dover fare un cambio e invece il capotreno ci diceva di restare nelle prime due carrozze (ovviamente ce l'ha comunicato rispondendo sempre sì alle nostre domande, come fanno i bambini). Staremo a vedere...
L'ultima mezza giornata a Budapest non è stata malaccio, abbiamo visitato il museo nazionale (che comunque è noiosissimo) e ci siamo un po' riposati sulle scalinate. Al mercato abbiamo comprato una bottiglia di Assenzio verde da 85%! Sarà imbevibile.
Al passaggio della frontiera con la Croazia abbiamo avuto quattro controlli dei documenti, l'ultimo dei quali, operato da un omone probabilmente della Digos locale, ci ha chiesto se avevamo hascisc o marijuana... dubito che qualcuno gli risponderebbe mai di sì... (probabilmente potrebbe farlo il capotreno...)
Siamo ancora fermi. Con ogni probabilità abbiamo già perso la prima coincidenza; il viaggio per Ancona potrebbe non essere una passeggiata.
Verso le coste adriatiche Indice
7 Settembre - ZADAR
9.10 Il viaggio è stato faticoso, ma alla fine siamo arrivati quasi puntuali.
Il ritardo del primo treno è stato ammortizzato dal trenino per Zadar che ci ha aspettato a Knin per circa un'ora. Il cambio alle 5.30 della mattina è stato suggestivo anche perchè tutta la stazione era avvolta dalla nebbia.
Adesso siamo nel piccolo porto di Zara. Le persone di qui non sono molto socievoli (eccetto i ferrovieri che sono stati gentilissimi), ci guardano in modo strano, probabilmente non gli capita di vedere troppi interreiler da queste parti. Probabilmente non capita neanche alla biglietteria della Jardolinjia che non ci ha fatto nessuno sconto sul biglietto intero di 43euro. Comunque ormai i treni dovremmo averli abbandonati: il traghetto parte alle 11.00 e arriva alle 17.00; ad Ancona ci sono i miei genitori che sono in vacanza da quelle parti, così ci vengono a fare incontro. Poi rientro a casa in macchina.
Questa variante attraverso la Croazia secondo me è stata una scelta simpatica e divertente, inoltre ci ha risparmiato i mille problemi legati al rientro col treno in Italia, per cui alla fine molto probabilmente avremmo dovuto comprare il biglietto con la riduzione del 50%. Invece così abbiamo bypassato tutta la rete ferroviaria italiana.
Adesso siamo in un giardinetto vicino al porto. Michele accusa dolori alla schiena e sonno, ad ha un aspetto molto imbronciato... adesso gli faccio una foto.
L'anello si chiude Indice
8 Settembre - NUMANA
22.25 - Ci apprestiamo a scrivere le pagine finali di questo straordinario Interrail (era anche ora). Le condizioni del desmo non sono migliorate di molto, ma per lo meno ha perso il broncio. Il tragitto sul traghetto per Ancona l'ha passato principalmente a dormire coperto poco meno che a Capo Nord a causa dell'aria condizionata impostata su temperature polari, quando sul ponte della nave si boccheggiava dal caldo. Io sono stato principalmente di fuori, aspettando impaziente di intravedere la costa italiana, che è sorta puntuale dalla fitta nebbia intorno alle 16.30, e ho conosciuto, esattamente come l'altr'anno sul treno di rientro, dei romagnoli caciaroni che mi hanno tempestato di domande inutili sulle procedure di attracco della nave, mentre io stavo semplicemente facendo la posta ad una ciclista biondissima e diffidente. Lo sbarco ad Ancona è stata forse la fine psicologica del viaggio, da lì siamo andati in macchine con i miei genitori a Numana, dove stanno in villeggiatura, e abbiamo subito fatto un bel bagno nel caldo mare italiano.
Stamattina escursione nel centro storico di Numana e bagno pomeridiano. Ci stiamo rilassando totalmente, anche se già si affaccia un po' di nostalgia della rotaia.
Domani torneremo a casa e nella vita di sempre, già carica di impegni. La fine ufficiale dell'interrail verrà celebrata stasera davanti ad un bicchierino di Assenzio. In fondo quel qualcosa di grande che si era preannunciato nella prima pagina è accaduto davvero, e ha fatto si che potessimo portare a termine un viaggio che porteremo sempre con noi per tutta la vita.
22.48 - Abbiamo appena intravisto i fuochi d'artificio. Non credo che esista modo migliore per concludere questa avventura iniziata un mese fa e ancora non conclusa, nonostante stanchezza e impegni impellenti.
Quando siamo partiti avevamo un'idea vaga di cosa volevamo fare e vedere. Una volta sul posto abbiamo affrontato le difficoltà, sempre cavandocela alla grande. Questo ci ha spinto sempre più su, fino a quanto potevamo salire. Anche la discesa è stata all'altezza della prima parte del viaggio. Ora dopo due giorni di riposo e mare Mediterraneo, ci apprestiamo a rientrare sul serio, con un po' di nostalgia di casa ma anche della vita nomade che ormai avevamo intrapreso.
Voglio finire con una rettifica ad una cartolina che ho spedito da NordKapp: c'è scritto che ho inseguito un sogno e alla fine l'ho raggiunto. E' una cazzata. Una roba del genere non era nemmeno lontanamente pensabile. Nemmeno in un sogno!
Matteo
Michele
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